Dal 26 al 30 agosto, 46 giovani provenienti da diversi Paesi europei arriveranno nel cuore dei Monti Sibillini per la quarta edizione della Sibillini Europa Summer School. Cinque giorni di formazione internazionale, incontri pubblici e confronto con istituzioni, università, giornalisti e professionisti. Ne parliamo particolarmente volentieri perché Amandola è una delle aree nelle quali ITS Italy ha scelto di operare e perché, nel confronto con il sindaco Adolfo Marinangeli, è nata una sintonia molto naturale sul modo di immaginare il futuro dei territori interni.
Ci sono molti modi per provare a capire se un territorio ha ancora qualcosa da dire sul proprio futuro. Si possono guardare i numeri della popolazione, il mercato immobiliare, l’età media, le attività che aprono e quelle che chiudono, i servizi disponibili e quelli che negli anni sono scomparsi. Sono tutti indicatori importanti e sarebbe sbagliato ignorarli.
Poi, però, bisogna anche guardare a quello che succede.
Dal 26 al 30 agosto Amandola ospiterà la quarta edizione della Sibillini Europa Summer School, cinque giorni dedicati all’Europa e alle grandi questioni internazionali nei quali 46 studenti e giovani laureati selezionati da diversi Paesi europei vivranno e studieranno nel cuore dei Monti Sibillini, incontrando accademici, professionisti e rappresentanti delle istituzioni europee.
Le lezioni saranno interamente in inglese. Si parlerà dei rapporti tra Unione europea e Stati Uniti, commercio internazionale, geopolitica, politiche migratorie, sostenibilità e decarbonizzazione, storia dell’integrazione europea, politiche digitali, ambientali e di coesione. Al programma didattico si aggiungeranno laboratori, simulazioni, mentoring, orientamento alle carriere europee e momenti di confronto informale.
La scuola si svolge con il patrocinio del Comune di Amandola, della Rappresentanza in Italia della Commissione europea e del Parlamento europeo. Il progetto è sostenuto inoltre da una rete che comprende Fondazione MAIRE, Università degli Studi di Macerata e progetto Jean Monnet SAVE-EU, Università degli Studi di Teramo, Luiss Guido Carli, Research Center LIFE, LabGov, Salumificio Ciriaci e ASSICA.
Ma c’è un elemento che, forse più di altri, aiuta a capire lo spirito dell’iniziativa: una parte dei ragazzi sarà ospitata gratuitamente dalla popolazione locale.
È un dettaglio importante, perché significa che la Summer School non utilizza semplicemente Amandola come una bella scenografia nella quale organizzare un evento internazionale. Entra nella città, nelle sue piazze e perfino nelle sue case, mettendo in relazione per alcuni giorni persone che arrivano da diversi Paesi europei con chi qui vive tutto l’anno.
Il sindaco Adolfo Marinangeli lo ha spiegato con parole che vale la pena riportare integralmente:
“Per Amandola accogliere 46 giovani provenienti da tutta Europa significa aprire il territorio al futuro. Questa Summer School mostra che i comuni delle aree interne possono essere luoghi nei quali si incontrano formazione internazionale, partecipazione civica e sviluppo locale. Siamo orgogliosi di accompagnare un’iniziativa che fa conoscere i Sibillini e, insieme, porta l’Europa nelle nostre piazze.”
È difficile riassumere meglio il senso dell’operazione.
Un progetto internazionale che non viene portato ad Amandola: nasce ad Amandola
C’è poi un’altra ragione per cui questa esperienza merita attenzione. La scelta di Amandola non è semplicemente logistica.
La Sibillini Europa Summer School nasce dall’iniziativa di giovani del territorio che hanno voluto unire l’esperienza maturata in Italia e all’estero con un impegno concreto verso la rinascita sociale ed economica delle comunità colpite dai terremoti del 2016-2017.
Questo cambia molto il significato dell’iniziativa.
Siamo abituati a vedere le aree interne come destinatarie di progetti costruiti altrove: qualcuno arriva, propone un intervento, organizza un evento, realizza una campagna, prova a portare visitatori. Qui il processo è diverso. L’ambizione internazionale nasce dal territorio stesso e utilizza proprio quella dimensione locale come parte dell’esperienza che viene offerta ai partecipanti.
Federica Cupelli, Presidente dell’Associazione Sibillini Europa E.T.S., lo descrive così:
“Abbiamo voluto creare una scuola nella quale l’Europa non si studiasse soltanto, ma si potesse vivere: nelle lezioni, nel confronto diretto con chi lavora ogni giorno sulle politiche europee e nell’incontro con la comunità locale. La qualità dei 46 partecipanti selezionati e la forza della rete che sostiene questa edizione ci consentono di offrire un’esperienza internazionale basata sul merito, mantenendo al centro l’accessibilità e il legame con i Sibillini.”
È proprio questo equilibrio tra apertura internazionale e legame con il luogo a rendere l’esperienza particolarmente interessante.
Perché un territorio non deve scegliere necessariamente tra conservare la propria identità e aprirsi. Può fare entrambe le cose, a condizione che l’apertura non significhi cancellare ciò che esiste ma aggiungere persone, idee, relazioni e possibilità.
L’Europa arriva in piazza
Una parte significativa della Summer School sarà inoltre aperta a tutti.
Cinque appuntamenti pubblici in italiano porteranno nel centro di Amandola studiosi, parlamentari europei, funzionari, giornalisti e professionisti per discutere dell’Europa e del rapporto tra le grandi politiche dell’Unione e i territori.
L’inaugurazione è prevista mercoledì 26 agosto alle 18:30 nella Collegiata di Amandola, con la lectio magistralis “In difesa dell’Europa” di Alessandro Mulieri del CNRS di Parigi, moderata da Raffaele Vitali de La Provincia di Fermo.
Il giorno successivo, giovedì 27 agosto alle 19:00 in Piazza Risorgimento, si parlerà dell’Europa nell’Atlantico e nel mondo a partire dal volume Buio americano. Gli Stati Uniti e il mondo nell’era Trump di Mario Del Pero, Sciences Po. Modererà Alessio Bartolacelli dell’Università di Modena e interverranno Carlo Ciccioli, Elena Panichi, Michele Spangaro e Marco Valletta.
Venerdì 28 agosto alle 18:30, sempre in Piazza Risorgimento, il confronto sarà dedicato a “L’Europa e i suoi territori: la politica di coesione”, con Christian Iaione della LUISS nel ruolo di moderatore e gli interventi di Guido Castelli, Ernesto Marcheggiani, Matteo Ricci e Monica Tiberi.
Sabato 29 agosto, ancora alle 18:30 in Piazza Risorgimento, il tema sarà la sicurezza e la difesa dell’Unione europea. Modererà Roberto Tallei di Sky e interverranno Salvatore De Meo, Fabio Massimo Castaldo e Anna Polico.
Infine, domenica 30 agosto alle 10:30 nella Collegiata di Amandola, il programma propone un incontro dedicato alla comunicazione dell’Europa e a una nuova generazione di giornalisti, moderato da Giulia Bedini della Commissione europea. Alle 12 seguirà la cerimonia di chiusura della Summer School.
Ed è un appuntamento, quest’ultimo, che personalmente trovo particolarmente interessante.
Perché parlare di giornalismo in un paese dell’entroterra non è affatto un dettaglio
Potrebbe sembrare curioso trovare, nel programma di una Summer School organizzata in un piccolo centro dei Sibillini, anche una discussione sulla comunicazione e sul giornalismo.
A me sembra, invece, perfettamente coerente.
Il modo nel quale parliamo di un luogo, le parole che scegliamo per descriverlo, ciò che decidiamo di mostrare e persino le storie che continuiamo a ripetere hanno un peso enorme sulla percezione che costruiamo di quel territorio.
Questo vale per l’Europa, naturalmente, ma vale forse ancora di più per le aree interne italiane.
Da anni molti piccoli centri vengono raccontati quasi esclusivamente attraverso alcune parole: spopolamento, abbandono, terremoto, invecchiamento, case vuote, isolamento. Sono fenomeni reali e un buon giornalismo deve raccontarli. Ma se quella diventa l’unica rappresentazione possibile, finiamo per descrivere questi luoghi soltanto attraverso ciò che hanno perso e non attraverso ciò che potrebbero ancora costruire.
All’estremo opposto c’è una narrazione altrettanto semplicistica: il borgo da cartolina, la “dolce vita”, la casa che costa quasi niente, il luogo segreto nel quale trasferirsi e ricominciare tutto da capo.
Nemmeno questo basta.
Tra il racconto del declino inevitabile e quello della favola immobiliare esiste uno spazio molto più interessante, nel quale bisogna provare a raccontare i territori per quello che realmente sono: luoghi con problemi seri, ma anche con persone, progetti, opportunità e capacità molto diverse tra loro.
Da come si parla, si legge, si scrive e si comunica dipende molto più di quanto possa sembrare. Dipendono la reputazione di un territorio, la curiosità che riesce a suscitare, le persone che decidono di visitarlo, quelle che pensano di trasferirvisi, gli investimenti che riesce ad attrarre e, non ultimo, la percezione che gli stessi abitanti finiscono per avere del luogo nel quale vivono.
Per questo trovo particolarmente bello che se ne discuta qui, e che lo si faccia con dei giovani.
Non perché Amandola debba diventare improvvisamente un centro del giornalismo europeo, ma perché collocare una discussione sulla comunicazione dell’Europa in un paese dell’entroterra significa anche affermare una cosa molto semplice: non tutte le conversazioni importanti devono necessariamente avvenire nelle grandi città.
Perché ne parlo tanto volentieri
C’è infine una ragione più personale per la quale ho voluto raccontare questa iniziativa su ITS Journal.
Amandola è una delle aree nelle quali abbiamo deciso di lavorare con ITS Italy.
Quando scegliamo un territorio nel quale provare a costruire qualcosa non ci interessa soltanto sapere se ci siano immobili disponibili, a quale prezzo possano essere acquistati o quanto possa costare recuperarli. Sono elementi necessari, ma da soli non spiegano perché una persona dovrebbe decidere di trascorrere una parte della propria vita in un posto.
Ci interessa capire che cosa succede attorno a quelle case.
Chi amministra il territorio. Come immagina il suo futuro. Se esiste voglia di aprirsi a persone nuove. Se si cercano semplicemente acquirenti oppure nuovi abitanti, relazioni, competenze e attività. Se chi arriva viene considerato soltanto qualcuno che compra un immobile o una persona che può diventare parte, in forme diverse, della vita di quel luogo.
Nel confronto con il sindaco Adolfo Marinangeli è nata su questi temi una sintonia molto naturale, ed è anche per questo che seguo con piacere ciò che accade ad Amandola e che condivido volentieri una notizia come questa.
Non perché ITS Italy abbia qualcosa da rivendicare rispetto alla Sibillini Europa Summer School, che ha una propria storia, propri promotori e una rete importante di istituzioni e partner che la sostengono. Al contrario: è proprio il fatto che iniziative del genere esistano indipendentemente da noi a rendere Amandola interessante ai nostri occhi. Motivo per cui è per noi naturale dover sostenere l’iniziativa, è nel nostro dna partire da quello che c’è.
Noi possiamo accompagnare persone che guardano all’Italia, aiutarle a conoscere un territorio, trovare una casa, capire se quel luogo possa realmente funzionare per la loro vita e, quando esistono le condizioni, facilitare un rapporto più profondo con la comunità nella quale stanno pensando di entrare.
Ma perché tutto questo abbia senso deve esserci qualcosa con cui entrare in relazione.
Una città che per cinque giorni accoglie 46 giovani provenienti da diversi Paesi europei, apre loro le case dei propri abitanti, porta nelle proprie piazze una discussione su geopolitica, coesione, sicurezza, giornalismo e futuro dell’Europa e riesce a costruire intorno a questo progetto una rete di università, istituzioni e imprese ci sembra, semplicemente, un posto sul quale valga la pena continuare a ragionare.
Non significa che una Summer School risolva i problemi delle aree interne, né sarebbe serio presentarla in questo modo. Significa però che, accanto alle difficoltà che conosciamo, esistono territori nei quali qualcuno continua a produrre idee, a creare connessioni e a immaginare un ruolo diverso per il luogo nel quale vive.
Ed è precisamente questa capacità che cerchiamo quando decidiamo dove vogliamo esserci.
Dal 26 al 30 agosto, ad Amandola, l’Europa non sarà un concetto astratto né soltanto un insieme di istituzioni lontane. Sarà fatta di 46 giovani che arrivano da Paesi diversi, delle persone che li ospiteranno, delle lezioni che seguiranno, delle discussioni che continueranno nelle piazze e degli incontri che probabilmente nasceranno senza essere stati messi in programma.
Ed è una bellissima notizia per Amandola.
Ma, soprattutto, è una bella idea di cosa possa ancora essere un piccolo territorio italiano quando smette di pensarsi soltanto come periferia di qualcos’altro.





