Banking Desertification: Another Obstacle to the Regeneration of Italy’s Small Municipalities
Desertificazione bancaria: un altro ostacolo alla rigenerazione dei piccoli comuni
Una panoramica e qualche proposta per non lasciare indietro 13 milioni di italiani
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di “desertificazione bancaria”. È un termine che può sembrare tecnico, ma che in realtà descrive una trasformazione molto concreta: la progressiva scomparsa degli sportelli bancari nelle aree interne italiane. Secondo l’analisi del Centro Studi Uilca, oltre 13 milioni di cittadini rischiano di ritrovarsi senza una filiale di riferimento. Un fenomeno che non riguarda solo l’accesso ai servizi finanziari, ma tocca la vita quotidiana, la capacità di fare impresa e la tenuta sociale dei territori.
Dal nostro punto di vista — quello di chi lavora con più di venti comuni italiani per portare avanti progetti di rigenerazione — la desertificazione bancaria è un problema che incide direttamente sulla possibilità di restituire futuro a queste aree.
Perché gli sportelli spariscono
Le ragioni sono molteplici. C’è il “risiko” bancario, con fusioni e concentrazioni che spingono le grandi banche a ridurre i costi e ad abbandonare i territori meno redditizi. C’è lo spopolamento, che svuota i piccoli comuni di clienti e imprese. C’è l’invecchiamento della popolazione, che modifica i consumi e rende meno “appetibili” mercati locali già fragili. A ciò si aggiunge la digitalizzazione: se per molti servizi è ormai normale operare online, nelle aree interne resta forte la necessità di un presidio fisico, sia per motivi anagrafici, sia per il divario infrastrutturale ancora aperto.
Il ruolo sociale delle banche
Un tempo le filiali non erano solo luoghi di operazioni bancarie. Erano presidi di comunità. L’impiegato conosceva i clienti per nome, seguiva le storie familiari, sosteneva iniziative locali. Oggi questo ruolo si è drasticamente ridotto. Con 3.380 comuni già privi di sportello e quasi 5 milioni di abitanti senza un punto di accesso, si rischia di tagliare un ulteriore filo che lega cittadini, istituzioni e territorio.
Rigenerare senza credito?
Chi lavora alla rigenerazione dei piccoli comuni sa che aprire un B&B, avviare un coworking, ristrutturare una casa o lanciare un’attività agricola richiede spesso piccoli prestiti, mutui, strumenti di microcredito. La chiusura degli sportelli non elimina il bisogno, ma lo rende più difficile da soddisfare. Per i nuovi abitanti — italiani di ritorno, expat, remote worker — la mancanza di banche locali è un deterrente concreto, quasi quanto l’assenza di un supermercato o di una linea ferroviaria.
Possibili soluzioni
La desertificazione bancaria non è irreversibile. Alcune strade sono già praticabili:
Banche di comunità: piccoli istituti cooperativi o casse rurali che reinvestono nel territorio, invece di abbandonarlo.
Sportelli condivisi: modelli di hub multiservizi in cui la banca coabita con poste, coworking, servizi municipali.
Tecnologia assistita: non solo app, ma sportelli automatici evoluti con supporto remoto e figure ibride che aiutino gli utenti meno digitali.
Partnership pubblico-private: i comuni possono facilitare la presenza bancaria offrendo spazi a canone agevolato o integrando il servizio con altre funzioni civiche.
Una questione culturale
Più che la nostalgia per un modello che non tornerà, si tratta di ridefinire il ruolo del credito in un Paese che non può permettersi di lasciare milioni di cittadini senza strumenti di base. Le banche, durante la pandemia, hanno dimostrato di poter essere attori sociali. Oggi serve lo stesso coraggio, ma con una visione di lungo periodo.
Guardare all’estero
Ci sono esperienze interessanti fuori dai confini italiani. In Francia, ad esempio, la rete delle Caisses Régionales di Crédit Agricole ha mantenuto una presenza capillare anche nei piccoli comuni, grazie a un modello cooperativo che reinveste gli utili sul territorio. In Germania le Sparkassen (casse di risparmio pubbliche) hanno filiali diffuse persino nei paesi più piccoli, con un mandato preciso di servizio alla comunità locale. Nel Regno Unito, dopo anni di chiusure, sono nate le Community Banks e le filiali condivise tra più istituti per garantire almeno un presidio comune. Sono modelli diversi, nati da contesti normativi e storici specifici, ma che dimostrano che il “territorio rurale” può ancora essere servito in maniera sostenibile. È fattibile in Italia? Non lo sappiamo con certezza. Ma una cosa è sicura: se vogliamo davvero rigenerare i nostri piccoli comuni, nulla va lasciato intentato.
Banking Desertification: Another Obstacle to the Regeneration of Italy’s Small Municipalities
An overview and some proposals to avoid leaving 13 million citizens behind
In recent years, the term “banking desertification” has entered the public debate. It may sound technical, but it describes a very concrete reality: the progressive disappearance of bank branches from Italy’s inner areas. According to research by Uilca’s Study Centre, more than 13 million citizens risk being left without a local branch. This is not only about financial access; it is about daily life, entrepreneurship, and the very social fabric of communities.
From our perspective — working with more than twenty Italian municipalities on regeneration projects — banking desertification is a structural obstacle to bringing new life to these areas.
Why branches are disappearing
The causes are multiple. Ongoing mergers and consolidations push big banks to cut costs and withdraw from less profitable territories. Depopulation reduces the client base. An ageing population changes consumption patterns and weakens local markets. On top of this, digitalisation is advancing unevenly: while many services can now be managed online, inner areas often lack infrastructure and include residents who still rely on face-to-face banking.
The social role of banks
Bank branches once played more than a financial role. They were part of the community. Employees knew their clients personally, followed family stories, supported local initiatives. With 3,380 municipalities already without a single branch and almost 5 million residents cut off from physical access, another thread between citizens, institutions, and the territory is at risk of being severed.
Regeneration without credit?
Anyone working in local regeneration knows that starting a B&B, setting up a coworking space, renovating a house, or launching an agricultural business often requires small loans, mortgages, or microcredit. The closure of branches does not eliminate these needs — it simply makes them harder to meet. For new residents — returnees, expats, remote workers — the absence of local banking services is a real deterrent, almost on par with the lack of a supermarket or a train connection.
Possible solutions
Banking desertification is not inevitable. Several approaches are possible:
Community banks: cooperative institutions or rural banks that reinvest in the territory rather than abandoning it.
Shared branches: multi-service hubs where banks share space with postal services, coworking areas, or municipal offices.
Assisted technology: not just apps, but advanced ATMs combined with remote support and hybrid staff helping less digital-savvy users.
Public-private partnerships: municipalities can facilitate banking presence by offering reduced rents or integrating branches with civic services.
A cultural question
This is not about nostalgia for a model that won’t return. It is about redefining the role of credit in a country that cannot afford to leave millions of citizens without basic tools. During the pandemic, banks proved they could act as social players. Today, that same courage is required again — but with a long-term vision.
Looking abroad
There are interesting examples outside Italy. In France, the Caisses Régionales of Crédit Agricole have kept a widespread presence in small towns, thanks to their cooperative model that reinvests profits locally. In Germany, the Sparkassen (public savings banks) still operate branches even in tiny rural villages, with a clear mandate to serve local communities. In the UK, after years of closures, new Community Banks and shared branches between multiple institutions have been launched to ensure at least one common presence in each area. These are different models, shaped by their own legal and historical contexts, but they prove that rural areas can still be served in a sustainable way. Can it work in Italy? We cannot say for sure. But one thing is certain: if we truly want to regenerate our small municipalities, nothing should be left untried.