From Malawi to Italy, with hope and disappointment
Dal Malawi all’Italia, con speranza e amarezza
Tra ritorno e disillusione: la storia di Luca D.
Dal Malawi all’Italia, con speranza e amarezza
Quando nel gennaio 2007 Luca D., romano, lasciava l’Italia per Blantyre, in Malawi, pensava che fosse l’inizio di un percorso temporaneo. Un tirocinio universitario, qualche anno di esperienza, poi magari il ritorno a casa. Ma la vita, si sa, prende strade inattese: da quell’opportunità formativa è nata una carriera di successo durata oltre tredici anni in Africa, vissuta insieme a sua moglie – una leadership coach – e, più tardi, ai due figli che nel frattempo hanno iniziato scuola primaria e asilo.
Tredici anni di lavoro, crescita, soddisfazioni. Poi, all’improvviso, la pandemia. L’incertezza, la necessità di guardare avanti con uno sguardo diverso. La possibilità concreta di trasferirsi in Inghilterra – terra d’origine della moglie – era sul tavolo, ma Luca e la sua famiglia hanno scelto altro: l’Italia. Nonostante tutto.
Il ritorno
Il rientro, avvenuto nell’ottobre 2021, è stato favorito anche dal regime fiscale per i rimpatriati. Un incentivo che Luca valuta come “4 su 5” in termini di importanza. Ma non è stata solo questione di numeri: c’era un desiderio forte di investire in Italia, di costruire qui un futuro familiare e professionale. C’era, soprattutto, un sentimento profondo di appartenenza. “Amor di patria”, lo definisce.
La disillusione
Eppure, a distanza di qualche anno, il bilancio è amaro. Luca non nasconde la delusione: “Ritengo che i benefici dovuti al mio rientro vadano ben oltre le agevolazioni fiscali. Mi sento tradito dalla mia patria e offeso da questa proposta.”
Il riferimento è alle politiche per giovani imprenditori, considerate inefficaci, lontane dalla realtà quotidiana, intrappolate in un sistema burocratico che scoraggia più di quanto incoraggi.
Oltre gli incentivi
Il suo messaggio è chiaro: gli incentivi fiscali non bastano. Non bastano a chi, dopo anni all’estero, decide di rimettersi in gioco in Italia. Non bastano a chi porta con sé competenze, reti internazionali, spirito imprenditoriale. Non bastano, soprattutto, se non sono accompagnati da un ecosistema capace di valorizzare davvero chi rientra.
Il ritorno di Luca e della sua famiglia è una storia di amore per l’Italia, ma anche di delusione. Racconta con crudezza la distanza tra le aspettative di chi torna e la realtà di un Paese che fatica a trattenere il talento che chiede solo di poter contribuire.
Between Return and Disillusion: Luca D.’s Story
From Malawi to Italy, with hope and disappointment
When Luca D., a Roman, left Italy in January 2007 for Blantyre, Malawi, it was supposed to be temporary. An internship, a few years of experience abroad, and then—maybe—a return home. But life, as often happens, had other plans. That first opportunity turned into a thirteen-year career, marked by professional success and the building of a family life together with his wife, a leadership coach, and later their two children, now attending primary school and kindergarten.
Thirteen years of work, growth, and fulfilment. Then came the pandemic—an unexpected turning point. With uncertainty looming, the family weighed options. England, his wife’s homeland, was on the table. And yet, they chose Italy. Despite everything.
The return
Their return in October 2021 was encouraged by Italy’s “impatriate regime,” a tax incentive for those moving back. Luca himself admits it played a role—“4 out of 5” in importance. But numbers alone don’t explain the choice: there was a strong desire to invest in Italy, to build a family and professional future here. Above all, there was a deep sense of belonging. He calls it “love for the homeland.”
The disillusion
Today, however, the outlook is sobering. “The benefits of my return go far beyond tax breaks. I feel betrayed by my country and insulted by the way this policy has been proposed,” Luca says.
His disappointment lies in Italy’s support for young entrepreneurs: promises of change that fall short, systems that remain inefficient, policies out of touch with reality.
Beyond incentives
His story highlights a painful truth: tax breaks are not enough. Not for those who return after years abroad, bringing skills, international networks, and entrepreneurial drive. Not if they find themselves trapped in bureaucracy rather than empowered by it.
Luca’s return is both a love letter to Italy and a note of warning. It shows the gap between expectation and reality, and it reminds us that welcoming back talent requires more than fiscal perks—it requires a system ready to value and sustain them.