Germany, a career made possible. Italy, a missed chance
Germania, carriera possibile. Italia, occasione mancata
La storia di Sophia G., tra opportunità estere e il sogno del ritorno
Quando nel febbraio 2022 Sophia G., 26 anni, lasciava Città della Pieve per la Germania, non lo faceva per spirito di avventura. Era ancora studentessa, ma aveva già chiaro un concetto: in Italia le possibilità erano due – continuare a fare la hostess oppure iniziare un tirocinio a tempo pieno, sottopagato, senza prospettive. Non proprio l’idea di futuro dopo anni di studi.
In Germania, invece, ha trovato un modello diverso: quello del Werkstudent, lo “studente lavoratore” con un contratto regolare, una paga oraria adeguata e la possibilità di conciliare studio e lavoro nel proprio settore. Un modello che non umilia ma valorizza, che non sfrutta ma accompagna.
Un percorso in crescita
Sophia inizia in una multinazionale, poi scopre che persino la tesi in azienda è retribuita. Arriva in Siemens, dove lavora prima come Werkstudentin e poi in ricerca. Si trasferisce a Monaco, vive da sola, cresce professionalmente e personalmente. “Non mi sono mai sentita sfruttata, anzi: valorizzata”, racconta.
Dopo la laurea, il salto: un contratto in un prestigioso istituto di ricerca, nel campo della sostenibilità. È la sua prima esperienza a tempo pieno: stipendio alto, autonomia, risparmi. Una vita che in Italia, dice senza esitazioni, sarebbe stata “inimmaginabile”.
Il richiamo dell’Italia
Eppure, nonostante tutto, il richiamo emotivo resta forte. “Mi manca l’Italia. La Germania è molto diversa culturalmente, soprattutto Stoccarda. Mi sento sempre straniera.”
Per questo ha fissato un ritorno: ottobre 2025. Non per gli incentivi fiscali – che per lei contano 0 su 5 – ma per ragioni più intime: lo spirito delle persone, il cibo, l’atmosfera quotidiana che solo casa può dare.
Amore e rancore
Il sentimento verso l’Italia, però, è ambivalente. C’è rancore per le occasioni mancate, delusione per lo stallo economico, intolleranza verso chi accetta stipendi da 600 euro al mese pur avendo una laurea. “È anche colpa di questa rassegnazione se il sistema non va avanti”, dice con lucidità.
Un messaggio diretto
Sophia è netta: “L’estero è un sacrificio emotivo, ma per una persona accorta è l’unica possibilità per fare carriera e costruirsi una vera autonomia.”
Il suo ritorno, se avverrà, non sarà un atto di fiducia nelle politiche italiane, ma una scelta di cuore. Una scelta che, come tante altre storie di rientro, ci ricorda quanto sia fragile il legame tra amore per l’Italia e possibilità reali di viverci dignitosamente.
Germany, a career made possible. Italy, a missed chance
The story of Sophia G., between foreign opportunities and the dream of coming back
When 26-year-old Sophia G. left Città della Pieve for Germany in February 2022, it wasn’t for adventure. She was still a student, but already knew the reality: in Italy her options were limited—keep working as a hostess or start a full-time internship, underpaid and with no prospects. Hardly a vision of adulthood after years of study.
In Germany, she found something else: the Werkstudent model, where students work with proper contracts, good hourly pay, and flexible schedules that respect their academic needs. A system that doesn’t exploit but enables, that treats young people as professionals in the making.
A career built step by step
Sophia began in a multinational, then discovered that even writing a thesis in a company was paid. She joined Siemens, first as a Werkstudentin and later in research. Living in Munich on her own, she learned, grew, and felt valued despite the language barrier.
After graduation, she secured a contract in a prestigious research institute, working in sustainability. Her first full-time role brought financial stability, independence, and savings. “In Italy,” she says, “a life like this would have been unimaginable.”
The pull of Italy
And yet, despite her success, the pull of Italy is strong. “I miss it. Germany is very different culturally, especially Stuttgart. I always feel like a foreigner.”
So she has set a return date: October 2025. Not for fiscal benefits—she gives them 0 out of 5—but for reasons of life, spirit, food, culture. For home.
Love and resentment
Her feelings toward Italy are conflicted: love mixed with resentment. She resents a system that didn’t offer her the same opportunities she found abroad, feels disappointment at the country’s economic stagnation, and frustration toward those who accept underpaid work and keep the system frozen.
A sharp message
Sophia doesn’t mince words: “Living abroad is an emotional sacrifice. But for anyone careful enough, it’s the only way to build a career and real independence.”
If she returns, it won’t be thanks to policy—it will be in spite of it. A decision of the heart, not of the system. And her story reminds us that nostalgia can bring people back, but dignity is what makes them stay.