In Toscana, però, il caso di Radicondoli racconta qualcosa di più interessante: case accessibili, scuola, energia, mobilità e sostegno alle imprese. Un modello che comincia a mostrare risultati concreti, pur lasciando aperte alcune domande sulla sua efficacia nel lungo periodo.
Diecimila euro per trasferirsi in Grecia, contributi fino a 15.000 euro per acquistare o ristrutturare un’abitazione in Sardegna, incentivi per nuove attività economiche in Calabria. Da alcuni anni le amministrazioni pubbliche cercano di contrastare lo spopolamento dei territori attraverso strumenti economici destinati ad attirare nuovi residenti. Le iniziative ricevono spesso una considerevole attenzione internazionale, soprattutto quando promettono case a prezzi simbolici o contributi per cambiare vita. Molto più difficile, invece, è trovare valutazioni che raccontino che cosa sia realmente accaduto negli anni successivi, quante persone si siano trasferite, quante siano rimaste e quale impatto abbiano prodotto sulla vita economica e sociale delle comunità.
Il caso della Grecia è emblematico. Il programma di trasferimento nelle regioni periferiche, ampliato nell’ottobre 2026, prevede un contributo di 10.000 euro per chi stabilisce la propria residenza permanente nelle aree interessate. Una prima tranche di 5.000 euro viene anticipata per sostenere il trasferimento, mentre la seconda viene riconosciuta dopo un anno di residenza. Nelle prime 48 ore della nuova fase sono state presentate 1.400 domande, comprese quelle di cittadini greci residenti all’estero. Un risultato significativo in termini di interesse, ma che non equivale a 1.400 nuovi abitanti. E occorrerà attendere per sapere quanti richiedenti si trasferiranno davvero e quanti sceglieranno di rimanere. Lo stesso problema riguarda numerosi programmi italiani: i dati disponibili descrivono spesso adesioni, immobili acquistati o contributi assegnati, ma raramente permettono di valutare un cambiamento demografico strutturale.
Radicondoli, dove l’incentivo non è soltanto una casa
In Toscana, il Comune di Radicondoli, in provincia di Siena, sta sperimentando dal 2020 un approccio più articolato. Il progetto WivoaRadicondoli non si limita a sostenere l’acquisto o la locazione di immobili, ma combina contributi all’abitare con interventi per le famiglie, la scuola, le attività economiche, i lavoratori pendolari e i costi energetici. Una parte importante di queste politiche è resa possibile anche dalle risorse legate alla geotermia, caratteristica del territorio. L’obiettivo non è soltanto convincere qualcuno a trasferirsi, ma ridurre le difficoltà che spesso rendono complicato vivere stabilmente in un piccolo centro.
Il bando per le locazioni 2026, per esempio, prevede il rimborso del 50% del canone mensile, fino a un massimo di 200 euro per 24 mesi, per un beneficio complessivo fino a 4.800 euro. In cambio viene richiesto di mantenere la residenza nel Comune per almeno quattro anni. È una misura meno spettacolare di una casa a un euro, ma può risultare più accessibile per una giovane coppia o una famiglia che non dispone del capitale necessario per acquistare e ristrutturare un immobile.
La differenza più significativa emerge però osservando gli altri interventi. Il Comune sostiene i costi scolastici, contribuisce alle spese per libri e trasporti degli studenti delle superiori e, attraverso il programma Studente WivoaRadicondoli 3.0, interviene anche sugli strumenti didattici e informatici per gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento. Nel 2026 è stato introdotto inoltre un contributo per le attività sportive dei minori fino a 700 euro. A queste misure si affiancano sostegni per i pendolari, per le spese energetiche e per la creazione o il consolidamento di attività economiche, con contributi che in alcuni casi coprono il 50% degli investimenti ammissibili.
È soprattutto l’integrazione tra questi interventi a rendere interessante il progetto. Un contributo per acquistare casa può facilitare l’arrivo, ma non risolve il problema di una famiglia che deve accompagnare ogni giorno i figli a scuola, sostenere costi elevati di riscaldamento o percorrere molti chilometri per lavorare. Ridurre queste difficoltà può incidere sulla scelta di restare molto più di un incentivo una tantum.
Scuola, energia e imprese: i primi risultati
Secondo i dati comunicati dall’amministrazione, la popolazione di Radicondoli è passata da circa 900 a 960 abitanti nel periodo di attuazione del progetto. Non sarebbe corretto attribuire automaticamente tutta la crescita agli incentivi, perché il saldo demografico dipende da numerosi fattori. Esistono tuttavia altri indicatori interessanti. Nell’anno scolastico 2022-2023 gli alunni erano 59; nel settembre 2026 risultavano 74, il livello più elevato da oltre dieci anni. Un aumento di circa il 25% che, in un comune di queste dimensioni, può incidere concretamente sul mantenimento dell’offerta scolastica. L’amministrazione ha inoltre segnalato l’apertura di nuove attività economiche, anche se per valutare questo risultato servirebbero informazioni sul numero di imprese ancora operative e sui posti di lavoro effettivamente creati.
Particolarmente importante è anche il capitolo energetico. Nell’agosto 2026 sono stati completati a Belforte, frazione del Comune, gli interventi per il teleriscaldamento geotermico, accompagnati dalla riqualificazione delle reti, delle strade e dei marciapiedi e dall’arrivo della fibra ottica FTTH. L’estensione comprende 3,5 chilometri di rete e potrà servire fino a 412 utenze, comprese sei pubbliche. Secondo l’amministrazione, l’utilizzo del teleriscaldamento consente costi per il riscaldamento sensibilmente inferiori rispetto alle soluzioni tradizionali. L’investimento infrastrutturale, sostenuto anche con risorse del PNRR, è distinto dai contributi comunali all’abitare, ma contribuisce allo stesso obiettivo: rendere più sostenibile la vita quotidiana nel territorio.
Non si tratta dunque soltanto di offrire una casa a condizioni vantaggiose. Si cerca di costruire un sistema nel quale abitare, studiare, lavorare e utilizzare i servizi diventino scelte concretamente praticabili. Un’impostazione che potrebbe offrire indicazioni utili anche ad altre amministrazioni, pur tenendo conto delle particolari risorse energetiche ed economiche di cui dispone Radicondoli.
La sfida successiva: le case vuote e i residenti effettivi
Il Comune ha avviato nel 2026 anche WivoaRadicondoli Lab, un percorso di ascolto della comunità e di ricognizione delle abitazioni non occupate, realizzato con il supporto di Narrazioni Urbane. L’iniziativa punta a comprendere perché alcuni immobili rimangano inutilizzati, quali ostacoli incontrino i proprietari e come aumentare l’offerta abitativa per le famiglie interessate a trasferirsi. È un passaggio importante perché, anche dove esiste una domanda potenziale, il patrimonio immobiliare disponibile non coincide necessariamente con quello effettivamente accessibile a condizioni sostenibili.
Restano naturalmente alcune domande. Quanti nuovi residenti sono arrivati direttamente grazie ai contributi? Quanti lavorano nel territorio e quanti altrove? Quanti appartengono a famiglie con figli? Quante delle nuove attività economiche sono ancora operative dopo tre o cinque anni? E soprattutto, quanti beneficiari continueranno a vivere stabilmente nel Comune una volta terminati gli incentivi? I dati finora pubblicati permettono di individuare segnali incoraggianti, ma non ancora di rispondere a tutte queste domande.
La differenza rispetto a molte iniziative basate esclusivamente sulla vendita di immobili sta proprio nella possibilità di osservare risultati che riguardano la vita quotidiana. Una scuola con più bambini, un negozio che continua a lavorare, costi energetici più sostenibili o una connessione affidabile rappresentano benefici che non si esauriscono nel momento della compravendita. Non dimostrano automaticamente che lo spopolamento sia stato definitivamente invertito, ma costituiscono elementi concreti sui quali costruire una valutazione.
Ed è forse questa la lezione più interessante del caso toscano. Gli incentivi economici possono essere utili per favorire il trasferimento, ma funzionano meglio quando si inseriscono in una strategia capace di migliorare le condizioni di vita dell’intera comunità, compresi gli abitanti che già vi risiedono. Perché il vero successo non consiste soltanto nell’attirare qualcuno per qualche anno, ma nel creare le condizioni affinché famiglie, giovani e imprese possano scegliere di restare.
Il ripopolamento non dovrebbe essere misurato soltanto contando le case vendute o i contributi assegnati. Dovrebbe essere valutato osservando ciò che accade dopo: se la popolazione si stabilizza, se le scuole continuano a funzionare, se le attività economiche sopravvivono e se il territorio torna a offrire prospettive di vita. Radicondoli non rappresenta ancora una soluzione definitiva, ma dimostra quanto possa essere più interessante investire sulla vivibilità di un borgo, anziché limitarsi a promuoverne il patrimonio immobiliare.


