Italian citizenship battle reopens in Europe as Constitutional Court refers descent restrictions to the EU
Cittadinanza italiana, la partita si riapre in Europa: la Consulta rinvia la stretta sullo ius sanguinis alla Corte UE
La Corte costituzionale chiede ai giudici di Lussemburgo se la riforma del 2025, applicata anche a chi era nato prima della sua entrata in vigore, sia compatibile con la cittadinanza europea. La legge resta però in vigore e nessun diritto è stato ancora ripristinato.
Sembrava una battaglia ormai quasi conclusa. Invece, la controversa riforma italiana della cittadinanza per discendenza è arrivata davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Con l’ordinanza n. 147, depositata il 23 luglio 2026, la Corte costituzionale ha sospeso tre procedimenti promossi dai Tribunali di Mantova e Campobasso e ha chiesto ai giudici di Lussemburgo di stabilire se le restrizioni introdotte dalla legge n. 74 del 2025 siano compatibili con l’articolo 9 del Trattato sull’Unione europea e con l’articolo 20 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, cioè con le norme che disciplinano la cittadinanza dell’Unione.
È una riapertura significativa della partita, soprattutto per milioni di discendenti di italiani residenti in America Latina, Stati Uniti, Canada e Australia. Ma non è ancora una vittoria e, soprattutto, la legge non è stata né sospesa né annullata.
Che cosa ha cambiato la legge del 2025
Il decreto-legge n. 36 del 28 marzo 2025, successivamente convertito nella legge n. 74 del 23 maggio 2025, ha modificato radicalmente il sistema italiano dello ius sanguinis. La legge di conversione è entrata in vigore il 24 maggio 2025.
Prima della riforma, una persona poteva chiedere il riconoscimento della cittadinanza italiana dimostrando una linea di discendenza ininterrotta da un cittadino italiano, anche risalendo a diverse generazioni.
Il nuovo articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992 stabilisce invece che chi è nato all’estero, anche prima dell’entrata in vigore della riforma, ed è già in possesso di un’altra cittadinanza viene considerato come se non avesse mai acquistato quella italiana.
Sono previste alcune eccezioni. Restano tutelate, in particolare, le domande amministrative o giudiziarie presentate entro le 23:59 del 27 marzo 2025, oltre ai casi in cui:
un genitore o un nonno possieda, o possedesse al momento della morte, esclusivamente la cittadinanza italiana;
un genitore abbia risieduto in Italia per almeno due anni consecutivi, dopo aver acquistato la cittadinanza e prima della nascita o dell’adozione del figlio;
il richiedente non possieda e non possa possedere un’altra cittadinanza.
Definire la riforma semplicemente come un “limite di due generazioni” è quindi utile per sintetizzarla, ma non è del tutto preciso. Non basta necessariamente avere un genitore o un nonno italiano: in quella particolare eccezione, l’ascendente deve possedere, o avere posseduto al momento della morte, soltanto la cittadinanza italiana.
La prima decisione della Consulta
La Corte costituzionale si era già pronunciata sulla riforma con la sentenza n. 63 del 2026, decisa l’11 marzo e depositata il 30 aprile.
In quella decisione, la Consulta aveva respinto le principali contestazioni sollevate dal Tribunale di Torino. Secondo la Corte, la nuova legge non avrebbe sottratto retroattivamente una cittadinanza già posseduta, ma avrebbe introdotto una “preclusione originaria all’acquisto” nei confronti di persone il cui status di cittadino italiano non era stato ancora formalmente accertato.
La distinzione è decisiva.
Per i ricorrenti, infatti, la cittadinanza si acquistava automaticamente alla nascita per discendenza e il successivo procedimento amministrativo o giudiziario serviva soltanto a riconoscere uno status già esistente.
Per la Consulta, invece, quando quello status non era stato formalmente accertato non esistevano ancora diritti concretamente esercitabili come cittadino italiano ed europeo. Per questo motivo, la Corte aveva ritenuto non direttamente applicabile la giurisprudenza europea relativa alla perdita o alla revoca della cittadinanza.
Aveva inoltre rifiutato la richiesta di interrogare preventivamente la Corte di giustizia UE.
Che cosa è cambiato il 23 luglio
È proprio qui che si trova la vera novità.
Nell’ordinanza n. 147, la Corte costituzionale ribadisce di considerare ancora corretta la posizione assunta nella sentenza di aprile. Continua quindi a sostenere che la legge non abbia revocato una cittadinanza già accertata e che le persone coinvolte non disponessero di uno status europeo giuridicamente certo.
Allo stesso tempo, però, riconosce che l’interpretazione definitiva degli articoli 9 TUE e 20 TFUE spetta alla Corte di giustizia.
In nome del principio di leale cooperazione tra giudici nazionali ed europei, la Consulta ha quindi deciso di inviare la questione a Lussemburgo.
Il quesito è sostanzialmente questo: il diritto europeo consente a uno Stato membro di stabilire, anche per persone nate prima della nuova legge, che chi è nato all’estero e possiede un’altra cittadinanza non abbia mai acquistato la cittadinanza nazionale, salvo limitate eccezioni?
In attesa della risposta, i tre giudizi costituzionali riuniti sono stati sospesi.
È davvero un dietrofront?
CNN ha descritto la decisione come un possibile judicial U-turn, riportando le valutazioni degli avvocati che hanno promosso i ricorsi.
Secondo Marco Mellone, la decisione rappresenterebbe un cambiamento di direzione di 180 gradi; altri legali coinvolti l’hanno definita la migliore notizia possibile per i richiedenti.
Sul piano politico e processuale, il cambiamento è indubbio.
A marzo la Consulta aveva ritenuto non necessario il rinvio; a luglio ha scelto invece di sottoporre alla Corte UE proprio il problema che inizialmente aveva considerato risolvibile attraverso la propria interpretazione.
Sul piano strettamente giuridico, tuttavia, non si tratta ancora di una completa inversione di posizione.
La Corte costituzionale afferma espressamente di continuare a ritenere la normativa compatibile con il diritto europeo. Ha scelto però di far verificare questa conclusione all’unico giudice competente a fornire un’interpretazione definitiva dei Trattati.
La distinzione non è soltanto formale.
Significa che la Consulta non ha dichiarato illegittima la legge e non ha riconosciuto che i ricorrenti fossero già cittadini italiani.
Ha ammesso, tuttavia, che la risposta non può più essere considerata definitivamente chiusa all’interno dell’ordinamento italiano.
Che cosa succede adesso
La legge n. 74 del 2025 e il nuovo articolo 3-bis restano pienamente in vigore. Consolati, Comuni e tribunali devono quindi continuare ad applicare le nuove regole fino a quando non interverrà una decisione capace di modificarne gli effetti.
L’ordinanza sospende formalmente soltanto i procedimenti costituzionali riuniti provenienti da Mantova e Campobasso. Non riapre automaticamente le domande respinte e non annulla le sentenze già pronunciate.
È però probabile che, nei procedimenti ancora pendenti, gli avvocati chiedano ai giudici di attendere la decisione europea. Ogni giudice dovrà valutare la situazione processuale del singolo caso.
Anche una decisione favorevole della Corte di giustizia non “cancellerebbe” materialmente la legge italiana con un unico atto, come potrebbe far pensare una lettura troppo netta della vicenda.
La Corte UE interpreta il diritto europeo. Spetta poi ai giudici nazionali applicare quell’interpretazione e, quando necessario, non applicare le norme interne incompatibili con disposizioni europee dotate di efficacia diretta.
Il Parlamento italiano potrebbe inoltre essere chiamato a riscrivere la disciplina per renderla conforme ai principi indicati da Lussemburgo.
I possibili scenari
Se la Corte di giustizia dovesse condividere l’impostazione della Consulta, la riforma uscirebbe notevolmente rafforzata.
L’Italia potrebbe continuare a distinguere tra cittadinanza già formalmente accertata e cittadinanza rivendicata soltanto successivamente, mantenendo la preclusione applicata anche ai nati prima del 2025.
Se invece Lussemburgo ritenesse che la norma incida sostanzialmente su uno status già acquisito alla nascita, il sistema potrebbe cambiare profondamente.
La Corte UE potrebbe richiedere maggiori garanzie, un periodo transitorio ragionevole, una valutazione individuale della situazione o criteri più proporzionati rispetto all’esclusione automatica.
Lo scenario più favorevole ai discendenti non comporterebbe necessariamente il ritorno integrale e illimitato alle vecchie regole.
La Corte potrebbe riconoscere agli Stati il diritto di pretendere un legame effettivo con il Paese, contestando però la retroattività, l’automatismo o l’assenza di una vera possibilità di tutela per chi aveva già maturato una posizione giuridica prima del 2025.
Una questione italiana diventata europea
La vicenda supera ormai il dibattito nazionale sul rapporto tra l’Italia e la propria diaspora.
La cittadinanza italiana attribuisce automaticamente anche quella dell’Unione, con il diritto di vivere, lavorare e circolare negli Stati membri. Per questo la definizione di chi possa essere considerato cittadino italiano non produce effetti soltanto entro i confini nazionali.
Gli Stati restano competenti nel decidere come attribuire la propria cittadinanza, ma devono esercitare quella competenza nel rispetto del diritto dell’Unione.
È precisamente su questo confine che si concentrerà il giudizio europeo.
La battaglia, dunque, è davvero ripartita. Ma la “potenziale ancora di salvezza” descritta dalla stampa internazionale è, per il momento, una domanda rivolta ai giudici di Lussemburgo, non ancora una risposta.
Fonti aggiornate al 26 luglio 2026: Corte costituzionale, ordinanza n. 147/2026 e sentenza n. 63/2026; Gazzetta Ufficiale, legge n. 74/2025; Ministero degli Affari esteri e rete consolare italiana; Corte di giustizia dell’Unione europea ed EUR-Lex; CNN, articolo di Julia Buckley del 25 luglio 2026.
Italian citizenship battle reopens in Europe as Constitutional Court refers descent restrictions to the EU
Italy’s Constitutional Court has asked judges in Luxembourg to determine whether the 2025 reform, including its application to people born before it entered into force, is compatible with EU citizenship rights. The law, however, remains fully in effect.
The battle appeared to be almost over. Instead, Italy’s controversial reform of citizenship by descent has now reached the Court of Justice of the European Union.
In Order No. 147, filed on 23 July 2026, Italy’s Constitutional Court suspended three proceedings originating from the courts of Mantua and Campobasso and asked the judges in Luxembourg to determine whether the restrictions introduced by Law No. 74 of 2025 are compatible with Article 9 of the Treaty on European Union and Article 20 of the Treaty on the Functioning of the European Union, the provisions governing EU citizenship.
It is a significant reopening of the case, particularly for millions of people of Italian descent living in Latin America, the United States, Canada and Australia.
But it is not yet a victory and, crucially, the law has neither been suspended nor struck down.
What the 2025 law changed
Decree-Law No. 36 of 28 March 2025, later converted into Law No. 74 of 23 May 2025, radically changed Italy’s system of jure sanguinis, or citizenship by descent. The conversion law entered into force on 24 May 2025.
Before the reform, a person could seek recognition of Italian citizenship by proving an uninterrupted line of descent from an Italian citizen, even when the family connection went back several generations.
The new Article 3-bis of Law No. 91 of 1992 instead provides that a person born abroad, including someone born before the reform came into force, who already holds another nationality is deemed never to have acquired Italian citizenship.
There are several exceptions. Protection remains in place, in particular, for administrative or judicial applications submitted by 11:59 pm on 27 March 2025, as well as in cases where:
a parent or grandparent holds, or held at the time of death, Italian citizenship exclusively;
a parent lived in Italy for at least two consecutive years after acquiring Italian citizenship and before the child’s birth or adoption;
the applicant does not hold and cannot obtain another nationality.
Describing the reform simply as a “two-generation limit” is therefore useful as shorthand, but not entirely accurate.
It is not necessarily enough to have an Italian parent or grandparent. Under that particular exemption, the ancestor must hold, or must have held at the time of death, only Italian citizenship.
The Constitutional Court’s first decision
The Constitutional Court had already ruled on the reform in Judgment No. 63 of 2026, decided on 11 March and filed on 30 April.
In that judgment, the Court rejected the main constitutional challenges raised by the Court of Turin.
According to the Constitutional Court, the new law did not retroactively remove citizenship from people who already possessed it, but introduced an “original bar to acquisition” for individuals whose status as Italian citizens had not yet been formally established.
The distinction is crucial.
The applicants argued that citizenship had been acquired automatically at birth through descent and that the later administrative or judicial procedure merely recognised a status that already existed.
The Constitutional Court, by contrast, held that where that status had not yet been formally established, the individuals concerned did not possess rights that could already be exercised as Italian and EU citizens.
On that basis, it considered EU case law on the loss or withdrawal of nationality not directly applicable.
At that stage, the Court also rejected the request to refer the matter to the Court of Justice of the European Union.
What changed on 23 July
This is where the real development lies.
In Order No. 147, the Constitutional Court reiterates that it continues to regard the position adopted in its April judgment as correct.
It still maintains that the law did not revoke citizenship that had already been formally recognised and that the people involved did not hold a legally certain status as EU citizens.
At the same time, however, it acknowledges that the final interpretation of Articles 9 TEU and 20 TFEU belongs to the Court of Justice.
In accordance with the principle of sincere cooperation between national and European courts, the Constitutional Court therefore decided to refer the issue to Luxembourg.
The question is essentially this: does EU law allow a Member State to declare, including in relation to people born before the adoption of a new law, that individuals born abroad who hold another nationality never acquired the nationality of that Member State, subject only to limited exceptions?
The three joined constitutional proceedings from Mantua and Campobasso have been suspended pending the answer.
Is this really a judicial U-turn?
CNN described the ruling as a possible “judicial U-turn”, reflecting the views of lawyers involved in the litigation.
Marco Mellone reportedly described the decision as a 180-degree shift, while other lawyers called it the best possible news for applicants.
From a political and procedural perspective, the change is undeniable.
In March, the Constitutional Court considered a referral unnecessary. In July, it decided to submit to the EU Court the very issue it had initially believed could be resolved through its own interpretation.
From a strictly legal perspective, however, this is not yet a complete reversal.
The Constitutional Court expressly states that it still considers the legislation compatible with EU law. It has nevertheless chosen to have that conclusion reviewed by the only court with authority to provide a definitive interpretation of the EU Treaties.
That distinction is more than technical.
It means the Constitutional Court has not declared the law unconstitutional and has not recognised the applicants as existing Italian citizens.
It has, however, accepted that the matter can no longer be regarded as definitively settled within the Italian legal system alone.
What happens now
Law No. 74 of 2025 and the new Article 3-bis remain fully in force.
Italian consulates, municipalities and courts must therefore continue to apply the new rules unless and until a subsequent decision changes their legal effect.
The order formally suspends only the joined constitutional proceedings originating from Mantua and Campobasso. It does not automatically reopen rejected applications and does not overturn judgments that have already become final.
Lawyers in other pending proceedings are nevertheless likely to ask judges to wait for the European ruling. Each court will have to assess the procedural position of the individual case.
Even a favourable ruling from the Court of Justice would not simply “erase” the Italian legislation in a single step, as some headlines might imply.
The EU Court interprets European law. National courts must then apply that interpretation and, where necessary, disapply domestic provisions that conflict with directly effective EU law.
The Italian Parliament could also be required to amend the legislation to bring it into line with the principles established in Luxembourg.
The possible outcomes
If the Court of Justice agrees with the Constitutional Court’s reasoning, the reform will emerge considerably strengthened.
Italy could continue to distinguish between citizenship that has already been formally established and citizenship claimed only at a later stage, while maintaining the restrictions even for people born before 2025.
If, on the other hand, the Luxembourg judges conclude that the law effectively interferes with a status acquired at birth, the system could change substantially.
The EU Court might require stronger safeguards, a reasonable transitional period, an individual assessment of each case or more proportionate criteria instead of an automatic exclusion.
Even the outcome most favourable to descendants would not necessarily result in a full and unrestricted return to the former system.
The Court could recognise the right of Member States to require a genuine connection with the country, while objecting to the retroactive effect of the law, its automatic application or the absence of an effective remedy for people who had already developed a legal position before 2025.
An Italian dispute that has become a European one
The case now goes beyond the domestic debate over Italy’s relationship with its global diaspora.
Italian nationality automatically confers EU citizenship, including the right to live, work and move freely throughout the European Union.
For that reason, the definition of who qualifies as an Italian citizen produces consequences far beyond Italy’s borders.
Member States retain the power to determine the rules governing nationality, but they must exercise that power in accordance with EU law.
That is the precise boundary the European Court will now be asked to examine.
The battle has therefore genuinely restarted. But the “potential lifeline” described by the international press remains, for the time being, a question submitted to the judges in Luxembourg, not yet an answer.
Sources updated to 26 July 2026: Italian Constitutional Court, Order No. 147/2026 and Judgment No. 63/2026; Official Gazette of the Italian Republic, Law No. 74/2025; Italian Ministry of Foreign Affairs and Italian consular network; Court of Justice of the European Union and EUR-Lex; CNN, article by Julia Buckley published on 25 July 2026.
Yes we did ask the AI some help to complete and translate this article, so what?

