Forse è arrivato il momento di ascoltare, invece di cercare soltanto testimonial.
L’Italia ama i testimonial, gli ambasciatori. Soprattutto quando sorridono e raccontano quanto sia meraviglioso vivere qui. È una bella pubblicità, possibilmente gratuita. Ma che cosa succede se quelle stesse persone, dopo qualche anno, cominciano a raccontare anche le difficoltà che incontrano?
Chi si trasferisce in Italia non rimane spettatore per sempre. Deve trovare una casa, capire la burocrazia, utilizzare i servizi, lavorare, magari crescere dei figli. Conosce il Paese oltre le cartoline.
La ricerca preliminare RELOCALS, sviluppata da NOMAG, ITS Italy e We the Italians, ha raccolto le risposte di 103 persone nate all’estero che si sono stabilite in Italia. Non è un sondaggio rappresentativo di tutti gli stranieri residenti e non è uno studio sui nomadi digitali: sono persone che vivono qui, selezionate attraverso reti internazionali che influenzano la composizione del campione.
Fra i rispondenti, il 75,7% dichiara che l’esperienza quotidiana ha cambiato il modo in cui racconta l’Italia. Il 65% riferisce di non essere mai stato coinvolto da enti, organizzazioni o imprese italiane per valorizzare la propria prospettiva. Sono risposte a domande differenti, e non possiamo presumere che le due percentuali descrivano necessariamente le stesse persone.
Eppure il contrasto è interessante. Da una parte esistono residenti con uno sguardo internazionale e una conoscenza concreta della vita italiana; dall’altra, nel nostro campione, molti non hanno mai avuto occasione di mettere quella prospettiva in dialogo con le realtà locali.
Forse perché amiamo gli ambasciatori quando fanno promozione e li troviamo meno affascinanti quando segnalano un ufficio che non risponde, un trasporto inaffidabile o una procedura incomprensibile. Ma l’esperienza di chi ha scelto di restare vale proprio perché include entrambe le facce.
Non voglio trasformare ogni residente in un testimonial istituzionale, e nemmeno chiedergli di lavorare gratis perché conosce persone all’estero. Penso piuttosto a incontri con amministrazioni e associazioni, consultazioni su servizi e informazioni, collaborazioni professionali retribuite quando appropriate e occasioni per ascoltare anche critiche costruttive.
Un comune che vuole attrarre nuovi abitanti potrebbe scoprire molto di più domandando a chi è già arrivato che cosa ha reso difficile la permanenza, anziché limitarsi a produrre un altro video promozionale. Un’impresa potrebbe capire come rendere i propri servizi più accessibili. E chi vive qui potrebbe finalmente essere considerato parte della conversazione, non soltanto il volto straniero di una campagna.
RELOCALS è ancora una ricerca esplorativa. Sarà necessario allargare lingue, nazionalità e profili, verificare meglio le esperienze e ascoltare chi oggi è meno visibile. Ma scegliere di vivere in Italia non significa firmare un contratto per parlarne sempre bene.
Il miglior ambasciatore potrebbe essere proprio chi ci vuole abbastanza bene da dirci, con precisione, che cosa dovremmo migliorare.
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RELOCALS — Risultati preliminari è il terzo volume di NOMAG Research Books. Gli altri due studiano i nomadi digitali interessati all’Italia e il vero effetto dei programmi delle case a un euro. Tre prospettive diverse per capire chi arriva, che cosa cerca e che cosa serve per restare.
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