London, Paid Training and the Dream of Returning
Londra, la gavetta pagata e il sogno del ritorno
La storia di Alessia A., tra opportunità estere e contraddizioni italiane
Quando Alessia A. lasciava Anagni (Frosinone) per Londra nell’agosto del 2019, aveva appena discusso la tesi di laurea in giurisprudenza. Non era un capriccio, né un viaggio di piacere: era una scelta obbligata. Fare il praticante avvocato in Italia, senza genitori avvocati alle spalle, significava non avere prospettive reali di autonomia. Dopo cinque anni di studio, vivere ancora sulle spalle della propria famiglia appariva ingiusto, oltre che insostenibile.
Una carriera in ascesa
Appena un mese dopo la laurea, Alessia viene assunta come legal assistant in uno studio londinese. Da lì, una scalata rapida: trainee lawyer, associate, infine senior analyst in finanza strutturata. In soli quattro anni ha accumulato esperienza, responsabilità e – non meno importante – retribuzioni adeguate.
Perché se la gavetta è dura ovunque, a Londra almeno è pagata. Con dignità. Con il riconoscimento che si deve a chi ha studiato e lavora.
Il desiderio di tornare
Eppure, nonostante il successo, la nostalgia ha iniziato a farsi sentire: la famiglia, gli amici, il cibo, il sole. E soprattutto un progetto di vita: avere un figlio che cresca parlando italiano, immerso in una cultura che per Alessia resta irrinunciabile. Per questo aveva fissato una data: dicembre 2024.
La contraddizione italiana
Ma il ritorno non è così scontato. Alessia guarda all’Italia con “profondo amore”, ma anche con forte disapprovazione. Non riesce a conciliare la ricchezza di risorse e potenzialità del Paese con l’incapacità cronica di evolvere. Non sopporta il paradosso di un dibattito pubblico che liquida i giovani come “mammoni”, ignorando che il problema non è la volontà, ma i mezzi.
“Il minimo salariale, che in Inghilterra è una realtà da anni, in Italia è ancora un tabù. Eppure garantirebbe almeno le basi per l’indipendenza.”
Un rientro a rischio
L’incentivo fiscale per i rimpatriati pesava per lei “4 su 5” nella scelta. Ma la sua riduzione, unita a una politica che continua a sottovalutare chi è partito, la mette davanti a un bivio:
“Avevo in mente di tornare nel 2024. Ma oggi non sono sicura che lo farò.”
La storia di Alessia non è solo la vicenda di una giovane professionista che ha trovato riconoscimento all’estero: è un promemoria per l’Italia. Perché la differenza tra un ritorno e una perdita definitiva non sta nella nostalgia, ma nella capacità di un Paese di accogliere il talento che ha lasciato andare.
London, Paid Training and the Dream of Returning
The story of Alessia A., between foreign opportunities and Italian contradictions
When Alessia A., now 29, left Anagni (Frosinone) for London in August 2019, she had just graduated in law. It wasn’t a whim, nor a gap year adventure—it was a necessity. In Italy, starting as a trainee lawyer without family connections in the field meant years of unpaid or underpaid work. After five years of study, continuing to rely on her parents felt unfair and unsustainable.
A fast-rising career
Only a month after graduation, Alessia was hired as a legal assistant. From there, her path accelerated: trainee lawyer, associate, and eventually senior analyst in structured finance. In just four years she accumulated experience, responsibility, and—crucially—adequate pay.
Because yes, the early years are tough everywhere. But in London, at least, they are paid. With dignity. With recognition of professional value.
The desire to return
Still, despite her success, homesickness grew: family, friends, food, the sun. And above all, a life project—having a child who would grow up speaking Italian, connected to her culture. That’s why she had set a date: December 2024.
Italy’s contradiction
But return is no longer certain. Alessia feels a “deep love” for Italy, but also strong disapproval. She struggles with the contradiction of a country so rich in resources, yet so poor in opportunities for its young graduates.
“In public debate, young Italians are called ‘mammoni’ (mama’s boys). The truth is that it’s not about willpower but about means. A minimum wage—which the UK has had for years—would at least give young people the basics for independence.”
A return at risk
For Alessia, the tax incentive for returnees carried weight—“4 out of 5.” But with its recent reduction, combined with a political climate that overlooks Italians abroad, her plan is wavering:
“I had planned to come back in 2024. But today, I’m not sure I will.”
Alessia’s story is more than a tale of professional achievement abroad. It’s a warning to Italy: the gap between nostalgia and return is filled not with sentiment, but with policies that either support or repel the very talent the country once lost.