Oriundi veneti, milioni di “nuovi italiani” all’estero e un Paese che non ha mai davvero capito la propria diaspora
Eccezionalmente, un articolo in quattro lingue. 🇮🇹 Italiano — 🇬🇧 English — 🇪🇸 Español — 🇵🇹 Português. Scorri fino alla tua versione. Un piccolo “urbi et orbi” della diaspora italiana globale.
Dal Corriere del Veneto a Il Post, passando per RaiNews e i rapporti Migrantes, cresce il racconto di un fenomeno che ormai ha superato la dimensione burocratica. Migliaia di discendenti di emigrati veneti chiedono la cittadinanza italiana, ma dietro i tribunali sommersi e le polemiche sullo ius sanguinis emerge qualcosa di molto più profondo: l’Italia continua a non sapere cosa fare del proprio essere una nazione globale.
Negli ultimi mesi il tema è esploso soprattutto sulla stampa veneta. Il Corriere del Veneto parla apertamente di tribunali “intasati” dalle richieste di cittadinanza provenienti soprattutto dal Brasile. Il Post ha raccontato di oltre 18 mila ricorsi pendenti nel distretto veneziano per quasi 100 mila persone coinvolte. RaiNews Veneto descrive uffici comunali ormai sommersi dalle pratiche genealogiche e amministrazioni locali in difficoltà davanti a un fenomeno che sembra crescere ogni anno.
A forza di leggere questi articoli si rischia però di perdere il punto centrale della questione, che non è semplicemente burocratico. Il vero tema è che l’Italia si sta improvvisamente accorgendo delle conseguenze concrete di una legge che esiste da decenni e che nessuno aveva davvero pensato fino in fondo nel contesto del mondo contemporaneo.
Per capire perché proprio il Veneto sia diventato l’epicentro di questa storia bisogna tornare indietro di oltre un secolo. Tra fine Ottocento e secondo dopoguerra il Veneto fu una delle regioni europee da cui si emigrava di più al mondo. Milioni di persone partirono verso Brasile, Argentina, Uruguay e altri Paesi sudamericani. Non si trattò di piccole comunità simboliche, ma di migrazioni gigantesche, tali da creare vere e proprie estensioni culturali del Nordest italiano oltreoceano.
Ancora oggi in alcune zone del Brasile meridionale si parlano varianti del veneto tramandate da generazioni. Basta ascoltare certi cognomi o certe inflessioni per capire quanto quella memoria sia rimasta viva molto più di quanto tanti italiani immaginino.
Ed è qui che il dibattito italiano spesso deraglia subito verso semplificazioni un po’ pigre. Da una parte c’è chi racconta il fenomeno come se migliaia di brasiliani o argentini stessero improvvisamente “scoprendo” un trisavolo italiano solo per ottenere un passaporto europeo. Dall’altra c’è chi prova a trasformare tutto in una favola romantica sul ritorno degli italiani nel mondo.
La realtà, come spesso accade, è molto più complessa e molto meno ideologica.
Sì, è evidente che il valore geopolitico del passaporto italiano abbia cambiato completamente la scala del fenomeno. Oggi la cittadinanza italiana significa accesso all’Unione Europea, libertà di movimento, opportunità lavorative e una stabilità internazionale che in molte aree del mondo viene percepita come un’enorme opportunità. Sarebbe ipocrita fingere che questo elemento non esista.
Ma sarebbe altrettanto superficiale liquidare milioni di persone come semplici opportunisti burocratici. In molte famiglie sudamericane di origine italiana quel legame culturale è stato mantenuto davvero, spesso più di quanto sia successo dentro l’Italia stessa, dove nel frattempo intere aree si sono spopolate o hanno perso pezzi importanti della propria memoria collettiva.
I numeri aiutano a capire la dimensione reale del fenomeno. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, gli iscritti AIRE hanno ormai superato i 6,4 milioni. Significa che quasi un italiano su nove vive ufficialmente fuori dai confini nazionali. Ma il dato più interessante è un altro, ed è forse quello che in Italia si fatica ancora a comprendere davvero: una quota crescente di questi cittadini italiani non è composta da persone nate in Italia e poi emigrate, ma da persone nate direttamente all’estero che hanno ottenuto o riconosciuto la cittadinanza italiana successivamente.
Ed è qui che il Sud America diventa centrale.
Argentina e Brasile da soli rappresentano ormai una parte enorme della presenza italiana all’estero. In Argentina gli iscritti AIRE vicini al milione raccontano un’Italia esterna ai propri confini che ormai non coincide più semplicemente con l’emigrazione tradizionale. Esistono milioni di cittadini italiani che sono italiani giuridicamente ma che non hanno mai vissuto in Italia nemmeno un giorno. Hanno il passaporto italiano, votano alle elezioni italiane, possono trasferirsi liberamente in Europa, ma sono cresciuti a Buenos Aires, Rosario, Porto Alegre o San Paolo.
Ed è proprio qui che il Veneto entra in crisi amministrativa. Perché quando i discendenti degli emigrati cercano di ricostruire la propria linea genealogica finiscono inevitabilmente nei comuni da cui partirono i loro antenati. E poiché una parte enorme dell’emigrazione italiana verso il Sud America proveniva dal Nordest, il carico si riversa soprattutto sui tribunali e sugli uffici veneti.
Venezia si è trasformata in uno dei grandi snodi mondiali dello ius sanguinis italiano, con ricorsi collettivi che bypassano consolati ormai paralizzati da tempi d’attesa surreali.
Il punto però è che molti di questi nuovi cittadini italiani non vengono nemmeno a vivere in Italia.
Ed è forse questo il passaggio che cambia completamente la prospettiva della discussione. Per una parte significativa degli oriundi sudamericani, il passaporto italiano rappresenta soprattutto l’ingresso nello spazio europeo. Una volta ottenuta la cittadinanza, molti scelgono poi la Spagna, il Portogallo o altri Paesi europei percepiti come più accessibili linguisticamente o economicamente.
La Spagna, in particolare, grazie alla lingua e alla forte presenza latinoamericana già integrata, è diventata una destinazione naturale per moltissimi nuovi cittadini europei provenienti dal Sud America.
In pratica il Veneto oggi si ritrova a gestire un fenomeno che produce spesso nuovi cittadini europei più che nuovi residenti veneti.
E questo spiega anche parte del nervosismo politico e amministrativo attorno alla questione. Perché improvvisamente il dibattito non riguarda più soltanto l’identità italiana, ma anche il ruolo dell’Italia dentro la mobilità globale contemporanea.
Quello che personalmente trovo interessante è che l’Italia continua ad affrontare il tema in modo quasi sempre emotivo o emergenziale, senza mai decidere davvero cosa voglia fare della propria diaspora.
E attenzione: questo non significa che gli italiani all’estero siano stati storicamente trattati bene o “celebrati”, come certa retorica un po’ superficiale ogni tanto lascia intendere. Molti emigrati italiani e i loro figli raccontano esattamente il contrario: consolati inefficienti, servizi mediocri, burocrazia infinita e una sensazione costante di essere importanti solo in certe occasioni simboliche o elettorali.
La vera contraddizione quindi non è che l’Italia improvvisamente “non voglia più” gli oriundi. La contraddizione è che il Paese ha mantenuto per decenni una delle legislazioni più aperte al mondo sulla cittadinanza per discendenza senza mai prepararsi seriamente agli effetti che quella norma avrebbe avuto in un mondo globalizzato, mobile e dominato dal valore geopolitico dei passaporti.
E nel frattempo, mentre i tribunali veneti cercano di gestire i discendenti degli emigrati partiti cento anni fa, l’Italia continua ancora oggi a perdere giovani italiani contemporanei verso Londra, Berlino, Zurigo, Dubai o Barcellona.
Ed è forse proprio questa la parte più ironica dell’intera vicenda.
Perché il Paese discute ossessivamente di chi possa diventare italiano, mentre continua a non chiedersi abbastanza perché così tanti italiani continuino ancora a partire.
Veneto descendants, millions of “new Italians” abroad and a country that never truly understood its diaspora
From Corriere del Veneto to Il Post, RaiNews and Migrantes reports, Italy is suddenly waking up to the consequences of its own citizenship laws. Behind overwhelmed courts and the debate around jus sanguinis lies a much bigger issue: Italy still does not know what to do with the fact that it has become a global nation.
Over the past months, the issue has exploded across Veneto’s media landscape. Corriere del Veneto speaks openly about courts being overwhelmed by citizenship requests coming mainly from Brazil. Il Post reported more than 18,000 pending appeals in the Venice judicial district involving almost 100,000 people. RaiNews Veneto describes municipalities flooded with genealogical requests and local administrations struggling to manage a phenomenon that keeps growing every year.
Yet the real issue goes far beyond bureaucracy.
Italy is suddenly discovering the very concrete consequences of a law that has existed for decades without anyone seriously considering what it would mean in a globalized world.
To understand why Veneto became the epicentre of this story, one must go back more than a century. Between the late 19th century and the post-war years, Veneto was one of Europe’s largest regions of emigration. Millions left for Brazil, Argentina, Uruguay and other South American countries, creating vast cultural extensions of northeastern Italy overseas.
Even today, parts of southern Brazil still speak variants of Venetian dialect passed down through generations.
What Italy often fails to understand is that this phenomenon cannot simply be reduced to “passport opportunism”. Yes, the geopolitical value of an Italian passport has dramatically increased. Italian citizenship means access to the European Union, freedom of movement and international stability. Pretending this does not matter would be naïve.
But dismissing millions of descendants as mere bureaucratic opportunists would be equally simplistic.
According to the Migrantes Foundation, Italians registered abroad through AIRE now exceed 6.4 million people. Almost one in nine Italians officially lives outside Italy. But the truly important figure is another one: a growing share of these citizens were not born in Italy and then emigrated. They were born abroad and became Italian citizens later through ancestry recognition.
This is where South America becomes central.
Argentina and Brazil alone now account for a massive portion of Italians abroad. In Argentina, AIRE registrations are approaching one million. These are not simply “Italian emigrants” anymore. They are citizens who may hold an Italian passport, vote in Italian elections and freely move across Europe despite never having lived in Italy.
And this is precisely why Veneto is under pressure.
The descendants tracing their ancestry inevitably end up requesting documents from the municipalities where their ancestors originally came from. Since a huge share of migration to South America came from northeastern Italy, the burden falls mostly on Venetian municipalities and courts.
Venice has effectively become one of the global capitals of Italian jus sanguinis litigation.
The irony, however, is that many of these new Italian citizens never move to Italy at all.
For many South American descendants, the Italian passport primarily represents access to Europe rather than relocation to Veneto itself. After obtaining citizenship, many move instead to Spain, Portugal or other European countries perceived as linguistically and culturally easier to integrate into.
Spain, in particular, has become a natural destination for many Latin Americans with Italian citizenship thanks to language and already established communities.
In other words, Veneto is often producing new European citizens more than new Venetian residents.
And this is where the political confusion begins.
Italy still approaches the issue emotionally and inconsistently, without ever deciding what its diaspora actually represents. And contrary to certain romantic narratives, Italians abroad were not always particularly celebrated or supported by the Italian state. Many emigrants and their descendants describe decades of inefficient consulates, endless bureaucracy and institutional neglect.
The real contradiction is not that Italy suddenly “doesn’t want” its descendants anymore.
The real contradiction is that Italy maintained one of the world’s most open ancestry-based citizenship systems for decades without ever preparing for the consequences such a system would generate in a highly mobile and globalized world.
Meanwhile, while Veneto struggles to process descendants of emigrants who left a century ago, Italy continues to lose contemporary Italians every single day to London, Berlin, Zurich, Dubai or Barcelona.
And perhaps that is the most ironic part of the entire story.
Italy spends enormous energy debating who should become Italian, while still asking itself far too little why so many Italians continue to leave.
Descendientes vénetos, millones de “nuevos italianos” en el extranjero y un país que nunca entendió realmente a su diáspora
Desde Corriere del Veneto hasta Il Post, RaiNews y los informes de Migrantes, Italia empieza finalmente a darse cuenta de las consecuencias de sus propias leyes de ciudadanía. Detrás de los tribunales colapsados y del debate sobre el jus sanguinis aparece una cuestión mucho más profunda: Italia todavía no sabe qué hacer con el hecho de haberse convertido en una nación global.
En los últimos meses, el tema ha explotado especialmente en la prensa del Véneto. Corriere del Veneto habla abiertamente de tribunales “atascados” por solicitudes de ciudadanía provenientes sobre todo de Brasil. Il Post informó sobre más de 18 mil recursos pendientes en el distrito judicial de Venecia, involucrando a casi 100 mil personas. RaiNews Veneto describe municipios desbordados por solicitudes genealógicas y administraciones locales incapaces de seguir el ritmo de un fenómeno que no deja de crecer.
Sin embargo, el verdadero problema va mucho más allá de la burocracia.
Italia está descubriendo de repente las consecuencias concretas de una ley que existe desde hace décadas y que nadie había analizado seriamente en el contexto de un mundo globalizado.
Para entender por qué precisamente el Véneto se convirtió en el epicentro de esta historia, hay que retroceder más de un siglo. Entre finales del siglo XIX y la posguerra, el Véneto fue una de las regiones europeas con mayor emigración del mundo. Millones de personas partieron hacia Brasil, Argentina, Uruguay y otros países sudamericanos, creando auténticas extensiones culturales del noreste italiano al otro lado del océano.
Todavía hoy, en algunas zonas del sur de Brasil, se hablan variantes del dialecto véneto transmitidas de generación en generación.
Lo que Italia muchas veces no logra entender es que este fenómeno no puede reducirse simplemente a “oportunismo de pasaporte”. Sí, el valor geopolítico del pasaporte italiano ha cambiado enormemente. La ciudadanía italiana significa acceso a la Unión Europea, libertad de movimiento y estabilidad internacional. Sería ingenuo fingir que esto no importa.
Pero también sería superficial considerar a millones de descendientes simplemente como oportunistas burocráticos.
Según la Fundación Migrantes, los italianos inscritos en el AIRE ya superan los 6,4 millones. Eso significa que casi uno de cada nueve italianos vive oficialmente fuera de Italia. Pero el dato realmente importante es otro: una parte creciente de esos ciudadanos no nació en Italia para luego emigrar. Nacieron directamente en el extranjero y obtuvieron la ciudadanía italiana posteriormente gracias a sus orígenes familiares.
Y aquí es donde Sudamérica se vuelve central.
Argentina y Brasil representan hoy una parte gigantesca de la presencia italiana en el exterior. Solo Argentina se acerca al millón de ciudadanos italianos inscritos en el AIRE. Ya no hablamos simplemente de emigrantes italianos, sino de ciudadanos italianos nacidos fuera de Italia, con pasaporte italiano, derecho al voto en Italia y libertad de circulación en Europa, aunque nunca hayan vivido en territorio italiano.
Y precisamente por eso el Véneto está bajo presión.
Los descendientes que reconstruyen su árbol genealógico terminan inevitablemente solicitando documentos en los municipios de donde partieron sus antepasados. Y dado que gran parte de la emigración hacia Sudamérica salió del noreste italiano, la carga recae principalmente sobre los tribunales y ayuntamientos vénetos.
Venecia se ha convertido prácticamente en una de las capitales mundiales del litigio ligado al jus sanguinis italiano.
La ironía es que muchos de estos nuevos ciudadanos italianos ni siquiera se mudan a Italia.
Para muchos descendientes sudamericanos, el pasaporte italiano representa sobre todo la entrada al espacio europeo. Una vez obtenida la ciudadanía, muchos se trasladan a España, Portugal u otros países europeos considerados más accesibles cultural y lingüísticamente.
España, en particular, se ha convertido en un destino natural para muchos latinoamericanos con ciudadanía italiana gracias al idioma y a las comunidades ya establecidas.
En otras palabras, el Véneto está produciendo a menudo más ciudadanos europeos que nuevos residentes vénetos.
Y ahí es donde comienza la confusión política.
Italia sigue abordando el tema de manera emocional y contradictoria, sin decidir nunca realmente qué representa hoy su diáspora. Y, contrariamente a ciertas narrativas románticas, los italianos en el extranjero no siempre fueron especialmente celebrados o apoyados por el Estado italiano. Muchos emigrantes y sus descendientes describen décadas de consulados ineficientes, burocracia interminable y abandono institucional.
La verdadera contradicción no es que Italia de repente “ya no quiera” a sus descendientes.
La verdadera contradicción es que Italia mantuvo durante décadas uno de los sistemas de ciudadanía por ascendencia más abiertos del mundo sin prepararse jamás para las consecuencias que esto tendría en un mundo globalizado y altamente móvil.
Mientras tanto, mientras el Véneto intenta gestionar a los descendientes de emigrantes que partieron hace cien años, Italia sigue perdiendo italianos contemporáneos hacia Londres, Berlín, Zúrich, Dubái o Barcelona.
Y quizá esa sea la parte más irónica de toda esta historia.
Italia dedica enormes energías a debatir quién puede convertirse en italiano, mientras sigue preguntándose demasiado poco por qué tantos italianos continúan marchándose.
Descendentes vênetos, milhões de “novos italianos” no exterior e um país que nunca compreendeu realmente a sua diáspora
Do Corriere del Veneto ao Il Post, RaiNews e aos relatórios da Fundação Migrantes, a Itália começa finalmente a perceber as consequências das suas próprias leis de cidadania. Por trás dos tribunais sobrecarregados e do debate sobre o jus sanguinis existe uma questão muito maior: a Itália ainda não sabe lidar com o facto de se ter tornado uma nação global.
Nos últimos meses, o tema explodiu sobretudo na imprensa do Vêneto. O Corriere del Veneto fala abertamente de tribunais “entupidos” por pedidos de cidadania provenientes principalmente do Brasil. O Il Post relatou mais de 18 mil processos pendentes no distrito judicial de Veneza, envolvendo quase 100 mil pessoas. A RaiNews Veneto descreve municípios inundados por pedidos genealógicos e administrações locais incapazes de acompanhar um fenómeno que continua a crescer.
Mas a verdadeira questão vai muito além da burocracia.
A Itália está descobrindo repentinamente as consequências concretas de uma lei que existe há décadas e cujos efeitos nunca foram realmente pensados num contexto globalizado.
Para entender porque precisamente o Vêneto se tornou o epicentro desta história, é preciso voltar mais de um século atrás. Entre o final do século XIX e o pós-guerra, o Vêneto foi uma das regiões europeias de maior emigração do mundo. Milhões de pessoas partiram para o Brasil, Argentina, Uruguai e outros países sul-americanos, criando verdadeiras extensões culturais do nordeste italiano além-mar.
Ainda hoje, em algumas áreas do sul do Brasil, sobrevivem variantes do dialeto vêneto transmitidas entre gerações.
O que muitas vezes a Itália não consegue compreender é que este fenómeno não pode ser reduzido simplesmente a “oportunismo de passaporte”. Sim, o valor geopolítico do passaporte italiano mudou enormemente. A cidadania italiana significa acesso à União Europeia, liberdade de circulação e estabilidade internacional. Fingir que isso não importa seria ingénuo.
Mas também seria superficial reduzir milhões de descendentes a simples oportunistas burocráticos.
Segundo a Fundação Migrantes, os italianos inscritos no AIRE já ultrapassam 6,4 milhões. Isso significa que quase um em cada nove italianos vive oficialmente fora da Itália. Mas o dado realmente importante é outro: uma parte crescente desses cidadãos não nasceu na Itália e depois emigrou. Nasceu diretamente no exterior e obteve posteriormente a cidadania italiana através da descendência familiar.
E é aqui que a América do Sul se torna central.
Argentina e Brasil representam hoje uma enorme parcela da presença italiana no exterior. Só a Argentina aproxima-se de um milhão de cidadãos italianos inscritos no AIRE. Já não estamos a falar apenas de emigrantes italianos tradicionais, mas de cidadãos italianos nascidos fora da Itália, com passaporte italiano, direito de voto e liberdade de circulação na Europa, apesar de nunca terem vivido em território italiano.
E é precisamente por isso que o Vêneto está sob pressão.
Os descendentes que procuram reconstruir a própria genealogia acabam inevitavelmente por pedir documentos aos municípios de onde partiram os seus antepassados. E como uma grande parte da emigração para a América do Sul saiu do nordeste italiano, a pressão recai sobretudo sobre tribunais e municípios vênetos.
Veneza transformou-se praticamente numa das capitais mundiais do litígio ligado ao jus sanguinis italiano.
A ironia é que muitos destes novos cidadãos italianos nem sequer se mudam para a Itália.
Para muitos descendentes sul-americanos, o passaporte italiano representa sobretudo a entrada no espaço europeu. Depois de obterem a cidadania, muitos mudam-se para Espanha, Portugal ou outros países europeus considerados linguisticamente e culturalmente mais acessíveis.
A Espanha, em particular, tornou-se um destino natural para muitos latino-americanos com cidadania italiana graças à língua e às comunidades já estabelecidas.
Em outras palavras, o Vêneto está frequentemente a produzir mais cidadãos europeus do que novos residentes vênetos.
E é aí que começa a confusão política.
A Itália continua a abordar o tema de forma emocional e contraditória, sem nunca decidir verdadeiramente o que representa hoje a sua diáspora. E, ao contrário de certas narrativas românticas, os italianos no exterior nem sempre foram particularmente celebrados ou apoiados pelo Estado italiano. Muitos emigrantes e seus descendentes descrevem décadas de consulados ineficientes, burocracia interminável e abandono institucional.
A verdadeira contradição não é que a Itália subitamente “já não queira” os seus descendentes.
A verdadeira contradição é que a Itália manteve durante décadas um dos sistemas de cidadania por descendência mais abertos do mundo sem nunca se preparar seriamente para as consequências que isso teria num mundo globalizado e altamente móvel.
Enquanto isso, enquanto o Vêneto tenta gerir os descendentes de emigrantes que partiram há cem anos, a Itália continua a perder italianos contemporâneos para Londres, Berlim, Zurique, Dubai ou Barcelona.
E talvez essa seja a parte mais irónica de toda esta história.
A Itália dedica enormes energias a discutir quem pode tornar-se italiano, enquanto continua a perguntar-se muito pouco porque tantos italianos continuam a partir.
Corriere del Veneto – tribunali intasati dalle richieste di cittadinanza
Corriere del Veneto – oltre 20 mila ricorsi per cittadinanza in Veneto
Corriere del Veneto – Zaia e i paletti sulla cittadinanza agli oriundi
Corriere del Veneto – il caso delle famiglie brasiliane e argentine di origine veneta
Il Post – il boom delle richieste di cittadinanza italiana in Veneto
RaiNews Veneto – tribunali e uffici sotto pressione per gli oriundi brasiliani
Neodemos – cittadinanza per discendenza e nuovi numeri dello ius sanguinis
PresaDiretta Rai – il business della cittadinanza italiana in Sud America




