L’Italia è probabilmente uno dei Paesi più attrattivi (su carta almeno) per chi vuole cercare uno stile di vita migliore. Abbiamo trasformato paesaggi, architettura, gastronomia e stile di vita in un prodotto internazionale di straordinario successo. Molto meno frequentemente, però, ci chiediamo che cosa succeda quando qualcuno accetta davvero il nostro invito, acquista una casa e decide di fermarsi.
È il tema che abbiamo portato al secondo incontro di Governanza, organizzato a Roma grazie all’impegno di Richard Harris, al quale va un ringraziamento non formale. Da tempo Richard lavora, anche attraverso PIAZZER e le iniziative sviluppate a Grosseto, per costruire strumenti e occasioni che facilitino gli incontri tra persone. È un lavoro sperimentale, non privo di difficoltà, ma proprio per questo meritevole di attenzione: prova a intervenire sul funzionamento delle comunità anziché limitarsi a celebrare la loro importanza.
Il contributo di ITS Italy è partito da un’esperienza imprenditoriale concreta. Da anni accompagniamo persone e investimenti verso l’Italia, con una crescente attenzione a chi desidera trasferirsi stabilmente o trascorrere nel nostro Paese una parte significativa dell’anno. Attraverso le attività editoriali di NOMAG e ITS Journal raccontiamo questi fenomeni, mentre il lavoro immobiliare e di servizi ci mette quotidianamente a confronto con ciò che accade dopo il trasferimento.
Ed è proprio quel dopo che spesso manca nella narrazione italiana.
Quando un piccolo comune perde progressivamente scuole, servizi sanitari, esercizi commerciali e luoghi di aggregazione, non perde soltanto attività economiche. Cambiano anche le condizioni sociali della vita quotidiana. I residenti storici possono sentirsi abbandonati, i nuovi arrivati possono rimanere estranei alla comunità e gli immigrati economici, che pure contribuiscono al funzionamento del territorio, rischiano di essere percepiti come un problema anziché come una risorsa.
La situazione diventa particolarmente paradossale quando lo stesso territorio viene contemporaneamente promosso all’estero come destinazione ideale per una nuova vita.
Durante l’incontro abbiamo raccontato esperienze osservate direttamente da ITS Italy. In Puglia sono nate occasioni di scambio linguistico fra ragazzi immigrati e residenti. In Maremma piccoli incontri informali hanno permesso a persone di nazionalità e provenienze differenti di conoscersi, spesso per la prima volta, dopo avere condiviso per anni lo stesso territorio.
Non sono iniziative sufficienti, da sole, a invertire lo spopolamento o a risolvere i problemi economici e sociali di un comune. Ma mostrano una direzione: le relazioni possono essere ricostruite anche attraverso interventi piccoli, accessibili e ripetibili, capaci di coinvolgere chi normalmente rimane ai margini.
Un altro esempio riguarda il progetto di riapertura dell’ultimo negozio di Buriano, in Maremma. Dal punto di vista imprenditoriale si tratta di valutare costi, ricavi, servizi e sostenibilità. Dal punto di vista territoriale, invece, significa domandarsi se un’attività di prossimità possa restituire ai residenti anche una ragione per frequentare uno spazio comune, incontrarsi e sviluppare relazioni quotidiane.
La distinzione è fondamentale: non si sostiene un’attività economicamente insostenibile semplicemente perché è socialmente desiderabile. Occorre cercare un modello nel quale le due dimensioni possano rafforzarsi.
È questo il significato dell’approccio for profit, for good che abbiamo illustrato a Roma: l’impresa può perseguire un risultato economico e contemporaneamente contribuire a creare valore sociale. Non è automaticamente così, ma è una possibilità sulla quale vale la pena lavorare.
Il confronto con gli altri interventi ha aggiunto due questioni decisive.
Lorenzo Benassi ha richiamato il concetto dei terzi luoghi, introdotto dal sociologo Ray Oldenburg, per descrivere gli spazi di relazione che non coincidono con la casa o il lavoro. Nel suo intervento ha mostrato come perfino città ricche di iniziative culturali e spazi pubblici, come Bologna, rischino di perdere le occasioni di socialità libera, sostituendole con attività sempre più programmate e frequentate da gruppi relativamente omogenei.
Luca Verzichelli ha invece affrontato il problema della governance: il progressivo indebolimento dei corpi intermedi, la difficoltà di costruire coalizioni sociali e la mancanza di figure capaci di trasformare visioni politiche e sperimentazioni in interventi amministrativamente ed economicamente sostenibili.
Sono due riflessioni che dialogano direttamente con la nostra esperienza. Recuperare un immobile non significa recuperare un luogo di incontro; organizzare un evento non significa costruire una comunità; annunciare un programma non significa possedere la capacità di realizzarlo.
A questa discussione vogliamo aggiungere un elemento che deriva dalle nostre ricerche NOMAG Research Books, recentemente presentate a Roma.
La prima, Digital Nomad: finalmente anche in Italia… almeno per un po’, basata su 1.056 risposte, mostra che molte persone internazionalmente mobili cercano servizi, abitazioni adeguate, collegamenti e condizioni per una vita quotidiana funzionante, ben oltre la retorica del laptop davanti al mare.
La seconda, Il vero effetto delle case a 1 euro, invita a distinguere il successo comunicativo di un’iniziativa immobiliare dai suoi effetti reali: acquisti, recupero degli edifici, utilizzo delle abitazioni e nuovi residenti non sono la stessa cosa.
La terza, RELOCALS, ancora nella fase dei risultati preliminari, osserva il rapporto fra persone arrivate dall’estero e Italia, anche attraverso la prospettiva di chi racconta professionalmente il nostro Paese. Il 65% dei primi partecipanti dichiara di non essere mai stato coinvolto da enti, organizzazioni o imprese italiane. Un risultato esplorativo che non autorizza generalizzazioni, ma suggerisce una domanda: quante competenze, relazioni internazionali ed esperienze stiamo trascurando nelle comunità dove queste persone già vivono?
Il problema, dunque, non consiste semplicemente nel convincere più persone a trasferirsi. Consiste nel comprendere che cosa possa trasformare un arrivo in una presenza positiva e duratura, per chi arriva e per chi già abita il territorio.
Da qui potrebbe nascere anche una proposta operativa. Amministrazioni, imprese, biblioteche, università e associazioni potrebbero collaborare alla creazione di spazi e servizi accessibili durante tutto l’anno, verificandone non soltanto la partecipazione agli eventi, ma l’utilizzo quotidiano, la continuità economica e la capacità di coinvolgere gruppi che normalmente non interagiscono.
Non esiste ancora un modello universale. Peraltro, durante il nostro intervento abbiamo riconosciuto apertamente l’incertezza che accompagna questi tentativi. Ma proprio questa incertezza dovrebbe incoraggiare sperimentazioni misurabili, anziché nuove promesse di rigenerazione prive di una verifica dei risultati.
Con RELOCALS intendiamo proseguire questo lavoro anche nel 2027, attraverso incontri in diverse città italiane, coinvolgendo biblioteche, istituzioni, spazi professionali e comunità internazionali. Sarebbe interessante utilizzare alcune tappe anche per mettere a confronto i progetti di Governanza con esperienze territoriali concrete.
Ringraziamo quindi Richard Harris per l’iniziativa, Lorenzo Benassi, Luca Verzichelli e gli altri interlocutori per il contributo alla discussione. L’invito è continuare, passando progressivamente dal confronto alla sperimentazione condivisa.
Perché il punto non è rendere i piccoli comuni più attraenti per chi vuole comprare una casa. È renderli luoghi nei quali le persone possano scegliere di vivere. Se riusciremo a farlo, anche gli investimenti avranno ragioni molto più solide per arrivare e rimanere.
Guarda il video integrale di Governanza:
Leggi le tre ricerche NOMAG Research Books (abstract gratuiti)
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Proposte e partecipazione a RELOCALS 2027: info@nomag.media


