Un’asta si trasforma in una vendita, una vendita diventa un residente e un reality show racconta una rigenerazione. Almeno nella testa di giornalisti, blogger, wannabe influencer e politici.
Sambuca di Sicilia è bellissima. Ci sono stato un paio di volte e ci ho pure lavorato con ITS ITALY. Forse è una premessa banale, ma necessaria, perché questo non è un articolo contro Sambuca.
Sambuca era bella prima delle case a un euro, prima dei servizi della CNN, prima dei video, prima del reality con Lorraine Bracco, prima di Airbnb e prima che venisse ribattezzata “Little America” da un pezzo di stampa internazionale. Ha storia, paesaggio, patrimonio, vino, cultura, un centro storico che merita di essere recuperato e un’offerta artistica che merita di essere raccontata.
Il problema è un altro: quando per raccontarla si cominciano a gonfiare i numeri fino a farli diventare un’altra cosa.
L’ultimo titolo parla di oltre 315 case acquistate “pagando appena un euro”. Poco dopo arriva il sottotitolo: 315 nuovi abitanti da tutto il mondo. Bene. Fermiamoci un secondo. Sono 315 case comunali? Private? Aggiudicate? Rogitate? In quale periodo? Quante vendute davvero a un euro? Quante diventate seconde case? Quante case vacanze? Quante abitate stabilmente? Quante hanno portato un residente iscritto all’anagrafe?
L’articolo chiaramente no lo dice e mi piacerebbe potesse citare una fonte che non fosse un altro giornalista o un politico. Caro Bergamin, mi dia un dato ufficiale. Non una serie statistica o una ricerca, come ho fatto io. Un numerino ufficiale preso da qualche sito pubblico, anche se non dice 315.
Per ora quel numero non ci è dato di sapere da dove salta fuori… e per ora è solo un numero perfetto per viaggiare con la mente.
Eppure Sambuca è uno dei pochi casi italiani su cui esistono abbastanza tracce e dati per non dover fare giornalismo a sentimento.
La prima asta internazionale del 2019 partì con una base simbolica di un euro. Arrivarono quasi 100 mila contatti, secondo la comunicazione dell’epoca. Ma i contatti non sono acquirenti. Le offerte formali furono 49. Gli immobili comunali aggiudicati furono 16. E quelle 16 case non furono pagate un euro: le offerte vincenti partirono da circa mille euro e arrivarono fino a 21 mila.
L’euro non era il prezzo reale (ormai questa cosa l’hanno capita quasi tutti). Era il titolo. E come titolo funzionò benissimo.
Il modello di Sambuca, del resto, non è quello di un Comune che mette in vetrina case private e spera che qualcuno telefoni. Ogni comune ha fatto del modello case €1 una proprio format. In questo caso il Comune dispone di una parte del patrimonio abbandonato (e a Sambuca si parla di un’enorme frazione di tutto il patrimonio) e lo aliena tramite aste pubbliche: prima a base €1, poi €2, poi €3. Con cauzione da €5.000, obblighi tecnici, costi notarili e di progetto, lavori da completare entro tre anni, rischio di perdere la garanzia. Non è “una casa a un euro”. È una vendita pubblica di immobili difficili da ristrutturare - e talvolta anche da guardare -, costruita attorno a una leva di marketing straordinaria.
Ed è giusto riconoscere che quella leva ha mosso qualcosa.
Le prime due campagne hanno prodotto circa 30 vendite comunali. Nel frattempo il Comune ha dichiarato vendite private aggiuntive: prima almeno 50 già nel 2019, poi circa 170 entro il 2023 (quindi nei primi 4 anni). Nel gennaio 2025, in relazione alla terza campagna, è circolato il riferimento al 221° immobile acquistato attraverso questo percorso (dato scomparso nei registri a dire il vero, a meno che i notai si siano dimenticati in massa di trascrivere). Già qui si capisce perché il nuovo 315 meriterebbe una verifica: 30, 170, 221, 250, 315. Numeri diversi, periodi diversi, perimetri diversi. Tutti potenzialmente interessanti. Nessuno automaticamente confrontabile con l’altro.
È questa la differenza tra un dato e un pallone gonfiato.
Il Comune nel 2024 parla di 250 case vendute “finora”. Il giornalismo internazionale lo rilancia. L’anno dopo compare il 221° immobile. Nel 2026 il numero diventa 315 case acquistate a un euro. Non dice… “grazie all’iniziativa delle case a €1 in 5 anni sono state vendute 315 case”. Dice 315 case a €1 vendute e persino 315 nuovi residenti, attratti dalla convenienza immobiliare… tutti stranieri. WOW
In mezzo, nessuno sembra fermarsi a chiedere il file che dovrebbe esistere: elenco degli immobili, data dell’asta o del rogito, prezzo finale, soggetto venditore, uso attuale, stato della ristrutturazione.
Una semplice tabella basterebbe. Non un’operazione della NASA.
Eppure questa tabella non è un dettaglio burocratico. È tutta la storia.
Perché la rigenerazione non si misura dal numero di video, dalla qualità del video di un drone o dal fatto che una celebrità americana abbia fatto un reality show su una casa siciliana. Si misura separando le cose.
Quante persone hanno chiesto informazioni? Quante hanno visitato? Quante hanno fatto un’offerta? Quante hanno comprato? Quante hanno completato i lavori? Quante usano la casa? Quante hanno aperto un’attività o una struttura ricettiva? Quante sono diventate residenti? Quante sono rimaste dopo cinque anni?
Se queste domande non vengono poste, tutto diventa “successo”. Anche ciò che è semplicemente una grande storia mediatica.
Se uno vuole misurare gli effetti di una politica sposata pubblicamente - e che ormai corrisponde con la visibilità mondiale del proprio paese - , deve poter fornire serie di dati ufficiali. Altrimenti si governa di pancia e video. E un giornalista, magari al titolista no, ma al giornalista questi dati servono come punto di partenza da poter verificare, altrimenti cercano solo il like, come un post qualunque.
E Sambuca, come macchina mediatica, è un caso da manuale.
Ripeto.
Prima l’asta da un euro. Poi CNN. Poi quasi 100 mila contatti. Poi Lorraine Bracco e HGTV. Poi Airbnb che trasforma una casa del borgo in un progetto globale e raccoglie quasi 100 mila candidature. Poi le nuove campagne a €2 e €3. Poi le dichiarazioni politiche. Poi i giornali italiani e stranieri. Poi gli articoli che citano altri articoli. A ogni giro la storia diventa più grande, il dato meno definito e il confine tra pubblicità, cronaca e analisi più sfumato.
Non sto dicendo che sia tutto finto. Sarebbe stupido quanto il contrario.
Sono arrivati compratori internazionali. Oh siamo arrivati pure noi con ITS ITALY! Alcuni immobili sono stati acquistati. Alcuni saranno stati recuperati. Alcuni saranno diventati seconde case; altri strutture ricettive; altri probabilmente cantieri ancora aperti. Ci sono persone che tornano, spendono, portano amici, rendono più visibile un territorio che prima non compariva neppure sulla mappa mentale di chi cercava Italia. Questo è positivo. Punto.
Ma se parliamo di ripopolamento e rigenerazione, allora bisogna guardare la realtà meno fotogenica: l’anagrafe.
Alla vigilia del grande caso mediatico, Sambuca aveva 5.736 residenti. Alla fine del 2024 ne aveva 5.253. Meno 483 persone. Nello stesso arco temporale l’età media è cresciuta e il rapporto tra anziani e bambini è peggiorato.
Ancora più netto il dato degli stranieri residenti. Nel 2018, prima dell’asta che fece il giro del mondo, Sambuca contava 324 cittadini stranieri iscritti all’anagrafe. Al 1° gennaio 2025 erano 233. Non 315 nuovi abitanti internazionali: 233 residenti stranieri totali, 91 in meno rispetto a prima del grande boom mediatico.
E chi sono? Nel 2025, 154 sono romeni: due terzi dell’intera popolazione straniera residente. Gli statunitensi sono sette. I britannici uno. I tedeschi tre.
Questo non dimostra che gli americani del reality non abbiano comprato casa. La proprietà e la residenza sono due registri diversi. Dimostra qualcosa di più semplice e più serio: il pubblico internazionale raccontato dalla televisione non si è trasformato, nei numeri dell’anagrafe, in una massa di nuovi residenti. Al contrario…
Ecco il punto che dovrebbe interessare chiunque parli di borghi, case a un euro e rigenerazione italiana: non basta che qualcuno faccia un’asta simbolica e che qualcuno compri un immobile. Non basta nemmeno che lo ristrutturi. Una seconda casa recuperata è una cosa positiva. Una casa vacanze può generare lavoro e servizi. Un proprietario che torna più volte l’anno può diventare parte della vita del luogo. Ma nessuna di queste cose è, da sola, ripopolamento.
Io in questi anni mi sono sporcato le mani con queste case, con questi Comuni, con gli acquirenti veri, con i preventivi, i tecnici, i notai, le ristrutturazioni, le rinunce e le soluzioni che non entrano in un video da tre minuti. A Sambuca, come altrove, ho visto l’effetto positivo della visibilità. Ho visto anche quanto sia lunga la distanza tra un contatto, una visita, un acquisto, una casa recuperata e una vita che si trasferisce davvero in un paese. E ho visto, come altrove, tutta la montatura che non vi vogliono raccontare.
È per questo che mi irrita la narrativa a chi la spara più grossa.
Non perché i Comuni non debbano promuoversi. Devono farlo. Non perché i giornalisti non debbano raccontare le storie belle. Devono raccontarle. Ma perché, prima di trasformare un numero senza definizione in un “caso di successo”, un minimo di fact-checking sarebbe il minimo sindacale.
315 case? Benissimo: dateci l’elenco, il periodo, il prezzo, il tipo di vendita, lo stato dei lavori e l’uso delle case.
315 nuovi abitanti? Benissimo: dateci la serie anagrafica, le iscrizioni, le nazionalità, i nuclei familiari, le permanenze reali.
Altrimenti non sono dati. Sono palle mediatiche consapevolmente gonfiate: diventano più grandi a ogni rilancio, ma non acquistano peso.
Nel mio prossimo libro, Debunking Italy’s €1 House Effect, parto proprio da qui. Non per demolire le case a un euro, né per negare il valore dei territori o il lavoro di chi prova a recuperarli. Ma per distinguere finalmente ciò che il dibattito continua a mescolare: attenzione, offerte, aste, acquisti, ristrutturazioni, seconde case, ospitalità, uso temporaneo, residenza e ripopolamento.
Perché Sambuca non ha bisogno di una favola più grande. Ha bisogno, come tutti i paesi italiani, di risultati misurabili. E noi, che di questi luoghi parliamo tanto, abbiamo il dovere di smettere di confondere il successo di un titolo con il successo di un paese.
Debunking Italy’s €1 House Effect fa parte della collana NOMAG Research Books, insieme a At Last, Italy… At Least Temporarily e Relocals. Tre libri scritti per riportare nel dibattito italiano una cosa ormai rara, soprattutto nelle redazioni, ma ancora dannatamente utile, almeno per chi fa politica e amministra: i dati.
Se vi va di litigare con me su questi argomenti potete venire a trovarmi il 24 settembre a Roma, in occasione della presentazione di Relocals.







