The Italian Dream: I haven’t read it yet, but here’s why I think it’s worth buying (or booking) anyway
The Italian Dream: non l’ho ancora letto, ma vi dico perché secondo me vale la pena comprarlo (o prenotarlo)
In uscita il nuovo libro di Alec Ross
Ci sono libri che arrivano con recensioni già pronte, estratti ovunque e un giudizio quasi confezionato prima ancora di aprirli. E poi ci sono quelli che devono ancora uscire, e quindi - molto semplicemente - non li ho ancora letti.
Questo è uno di quei casi.
Il prossimo mese uscirà The Italian Dream. Riprendersi il futuro, il nuovo libro di Alec Ross. E allora parto da qui, senza girarci troppo intorno: non so dirvi com’è, perché non l’ho ancora letto.
Eppure ne sto scrivendo lo stesso. Non per fare il fenomeno, ma perché ogni tanto basta incrociare due elementi - la presentazione dell’editore e la conoscenza dell’autore - per capire se qualcosa merita almeno un gesto semplice: comprarlo, metterlo sul tavolo e vedere cosa succede.
Ross, per come l’ho ‘inseguito’ nel tempo, non è uno che guarda l’Italia da lontano e poi la racconta con la sicurezza di chi non ci deve vivere. Qui ci sta davvero. Ci lavora, ci insegna, ci torna, ci investe tempo e attenzione. E forse proprio per questo riesce a stare in quella posizione un po’ scomoda ma utile: abbastanza dentro da capire, ma non così dentro da dare tutto per scontato.
Che, nel nostro contesto, è già parecchio.
Perché diciamocelo con un minimo di autoironia: noi italiani siamo bravissimi a raccontare quello che siamo stati, molto meno a immaginare quello che potremmo diventare. E quando qualcuno prova a farlo, la reazione più frequente è un misto tra sospetto e sarcasmo, come se il problema fosse chi parla e non quello che viene detto.
Da quello che emerge, The Italian Dream parte da una constatazione che sulla carta sembra quasi ovvia, ma che nella pratica continuiamo a ignorare: l’Italia è già un sogno. Lo è per chi la guarda da fuori, ma anche - se sono onesto - per molti di noi, almeno nei giorni in cui riusciamo a vederla senza filtri.
Il punto è che questo sogno non lo abbiamo ancora trasformato in futuro.
E allora la proposta, almeno per come viene raccontata, è semplice e allo stesso tempo impegnativa: smettere di scegliere tra sogno e realtà e iniziare a usarli insieme. Che detta così suona quasi banale, ma poi nella pratica continuiamo a fare esattamente il contrario.
Gli Stati Uniti hanno costruito l’American Dream, con tutti i suoi limiti ma anche con una forza narrativa che ha mosso generazioni. Altri Paesi hanno trovato il loro modo di raccontarsi nel futuro. Noi, invece, spesso restiamo in equilibrio precario tra nostalgia e disincanto, con una certa tendenza a sentirci più a nostro agio nel commentare che nel progettare.
Eppure, nel frattempo, restiamo uno dei Paesi più desiderati al mondo. Cultura, arte, qualità della vita, quella combinazione difficile da spiegare e facilissima da vendere. Il problema non è chi siamo. È cosa decidiamo di farcene.
Il libro, da quello che leggo nella presentazione, si muove tra racconto personale e analisi, organizzando il discorso attorno a otto dualismi - giovane e vecchio, innovazione e tradizione, fiducia e sfiducia, ottimismo e pessimismo - che servono più a mettere in evidenza le tensioni che a chiuderle con risposte semplici.
Funzionerà? Non funzionerà? Lo scoprirò leggendo.
Nel frattempo però una cosa la so. In un momento in cui molti italiani hanno smesso di credere che il loro Paese possa avere un futuro migliore del presente, qualcuno prova almeno a rimettere la domanda sul tavolo.
E lo fa da dentro, non da fuori.
Per questo, senza farla troppo lunga e senza vendere quello che ancora non conosco, la metto così: secondo me vale la pena correre a comprarlo (o almeno a prenotarlo).
Poi, con calma, ne riparliamo.
The Italian Dream: I haven’t read it yet, but here’s why I think it’s worth buying
The upcoming book by Alec Ross
Some books arrive with reviews already written, excerpts circulating, and opinions ready before you even open them. Others haven’t been released yet — which, quite simply, means I haven’t read them.
This is one of those.
Next month, The Italian Dream. Riprendersi il futuro by Alec Ross will be published. So let me start from the obvious: I don’t know what it’s like, because I haven’t read it.
And yet, I’m writing about it anyway.
Not to pretend otherwise, but because sometimes two elements are enough to form a view: how a book is presented, and who wrote it.
Ross, from what I’ve seen over time, is not someone who observes Italy from a distance and then explains it with the confidence of an occasional visitor. He lives and works here, teaches here, spends real time engaging with the country. Which places him in that slightly uncomfortable but valuable position: involved enough to understand, but not so absorbed that everything feels normal.
And in Italy, that already makes a difference.
Because, if I’m being honest (and slightly self-ironic, which helps), we Italians are remarkably good at narrating what we used to be, and far less comfortable imagining what we could become. When someone tries to do the latter, the default reaction tends to be a mix of scepticism and irony — as if the issue were the messenger rather than the message.
From what emerges, The Italian Dream starts from a point that sounds obvious, but rarely gets taken seriously: Italy is already a dream. It is admired, desired, projected worldwide — and, on good days, even we recognise it.
The problem is that we haven’t quite turned that into a future.
So the proposal, at least on paper, is straightforward and slightly uncomfortable: stop choosing between dream and reality, and start using them together. Simple enough in theory, much harder in practice.
The United States built its narrative around the American Dream, mobilising ambition through a shared idea. Other countries have done something similar in their own way. Italy, by contrast, often finds itself balancing between nostalgia and disillusionment, more inclined to comment than to build.
And yet, it remains one of the most desired countries in the world. Culture, art, quality of life — all the ingredients are there. The issue is not identity. It’s what we decide to do with it.
The book, as presented, moves between personal storytelling and broader analysis, structured around eight dualities — young vs old, innovation vs tradition, trust vs distrust, optimism vs pessimism — meant to expose tensions rather than resolve them neatly.
Will it work? I’ll find out when I read it.
In the meantime, one thing feels clear. At a time when many Italians have quietly stopped believing that the future might be better than the present, someone is at least putting the question back on the table.
And doing so from within, not from afar.
So, without overcomplicating it or pretending certainty, I’ll put it this way: I think it’s worth buying.
We can argue about it properly afterwards.
Prenotazione/Booking:
Feltrinelli Editore - https://lnkd.in/gmge54Pz
Amazon - https://amzn.eu/d/048YpgoG


