Richard da anni organizza incontri a Grosseto, dove è ormai profondamente radicato. Ora prova a trasformare una sua convinzione in un progetto più grande: rendere più facile incontrarsi, anche con chi non conosciamo.
C’è qualcosa di curioso in Richard Harris: è un inglese che sembra aver preso la piazza italiana più sul serio di molti italiani.
A Grosseto non si è limitato ad abitare. Ha messo radici, conosciuto persone, organizzato incontri, fatto domande sulla città. E a un certo punto deve essersi accorto di un paradosso: abbiamo piazze bellissime, ma non sempre le usiamo per ciò che le ha rese importanti. Ci passiamo, ci sediamo con gli amici, magari ci incontriamo per caso. Più raramente ci fermiamo a parlare con qualcuno che non appartiene già al nostro giro.
Richard prova a provocare proprio questa possibilità. Con L’Aperitivo parla Inglese, nato nel 2018 e diventato un appuntamento a Grosseto, ha cominciato dalla cosa più semplice: invitare le persone a trovarsi. Come racconta MaremmaOggi, al Movida si incontrano persone di età, provenienze e storie diverse. Qualcuno arriva per esercitare l’inglese. Qualcun altro per conoscere gente. Si parla anche in italiano, si gioca, si ascolta. E ogni tanto succede la cosa che Harris cerca: due persone che abitano nella stessa città, ma probabilmente non si sarebbero mai rivolte la parola, cominciano a conoscersi.
L’aperitivo è cresciuto e a Grosseto ha preso il nome di PIAZZER. Ma PIAZZER è anche la piattaforma con cui Harris vuole rendere più visibili e accessibili luoghi dove organizzare incontri, dalle piazze alle sale pubbliche. L’idea è pratica: se vogliamo che le persone si incontrino, dobbiamo sapere quali spazi esistono e come possiamo usarli. Sul sito sono già elencati luoghi in Italia e all’estero. Questo non significa che ogni piazza sia automaticamente prenotabile da chiunque: disponibilità e condizioni d’uso vanno verificate per ciascuno spazio.
Forse è questo il lato più interessante dello «strano signore inglese» ormai così maremmano. Non ci sta suggerendo di importare una nuova abitudine. Ci sta chiedendo di recuperare qualcosa che associamo da sempre alla vita italiana: la piazza come luogo dove si vede chi c’è, si ascolta qualcosa di inatteso e si finisce a discutere anche con chi la pensa diversamente.
Richard ha dato un nome anche alla riflessione che sta dietro a queste iniziative: Governanza. Che cosa vuol dire? Nel suo progetto indica il modo in cui una società crea le condizioni per incontrarsi, parlare e partecipare alle decisioni. Non soltanto chi decide, dunque, ma come le persone possono entrare nella conversazione. Harris usa la parola per riunire gli incontri e gli strumenti con cui cerca di avvicinare mondi che normalmente restano separati.
È un’idea che si può discutere, naturalmente. Mettere a disposizione uno spazio non garantisce che nasca un dialogo; organizzare un aperitivo non risolve da solo le distanze sociali. Richard, però, ha il merito di provare a far accadere qualcosa e di chiedersi che cosa serva perché quell’esperienza possa ripetersi.
Il prossimo passo sarà a Roma. Mercoledì 30 settembre alle 18, a Binario F, in via Marsala 29H, Harris organizza il secondo Incontro di Governanza, dal titolo The Meeting is the Message. La domanda, stavolta, è molto concreta: chi può progettare, mettere a disposizione e finanziare gli strumenti che aiutano persone e idee diverse a incontrarsi nei luoghi pubblici?
Ne parlerò anch’io, per ITS Italy e NOMAG, insieme a Marco Marcatili di Lombardini22 e Luca Verzichelli dell’Università di Siena. Modererà Giulio Maria Pezzini di Zest Group. L’incontro è gratuito, con prenotazione su governanza.it.
Richard Harris è partito da Grosseto, da un aperitivo e da persone che forse avevano solo bisogno di un’occasione per salutarsi. Ora sta chiedendo se possiamo rendere quelle occasioni più facili da creare, in Maremma e altrove. La domanda riguarda anche noi italiani: abbiamo inventato piazze capaci di attraversare i secoli. Che cosa ci serve, oggi, per tornare ad abitarle insieme?




