A settembre torniamo finalmente a Montedinove. E, neanche farlo apposta, un articolo di VITA spiega, quasi perfettamente, perché continuiamo a pensare che questo minuscolo paese marchigiano sia uno dei luoghi più interessanti nei quali sperimentare un modo diverso di tornare ad abitare i borghi.
Chi mi conosce sa quanto segua VITA. È una di quelle testate che leggo davvero, che cito e ripropongo spesso, soprattutto quando racconta quell’Italia che difficilmente finisce nelle classifiche ma nella quale, molto spesso, stanno accadendo le cose più interessanti.
Per questo mi ha fatto particolarmente piacere leggere l’articolo di Daria Capitani “Benvenuti nei piccoli comuni: quando mancano i servizi, si aguzza l’ingegno”. Vi invito a leggerlo!
Parte da Valle Castellana, in Abruzzo, dove il Comune ha rilevato l’unico distributore di carburante per impedire che scomparisse un servizio necessario. E poi allarga lo sguardo a tanti piccoli centri italiani nei quali amministrazioni e comunità si sono inventate soluzioni per mantenere in vita ciò che le normali logiche di mercato non riescono più a sostenere.

A un certo punto compare Montedinove.
Giovanni Xilo, esperto di organizzazione dei servizi pubblici locali, la cita come esempio di piccolo Comune capace di trovare soluzioni non convenzionali: «un piccolo Comune di 600 abitanti nell’Ascolano, Montedinove, che ha costruito una centrale fotovoltaica per le esigenze della sua comunità».
E mi ha fatto piacere non soltanto perché a Montedinove siamo molto legati.
Ma perché, andando un po’ più a fondo, Montedinove è quasi un caso di studio dell’intero articolo.
Prima dell’energia, l’idea
La storia comincia molto prima che “comunità energetica”, “transizione verde” e “rigenerazione dei borghi” diventassero espressioni onnipresenti nei bandi.
Nel 2010 viene progettato un grande impianto fotovoltaico. La documentazione della Gazzetta Ufficiale mostra già quell’anno la gara indetta da Montedinove Energia e Futuro Srl per la realizzazione dell’impianto, con un appalto di circa 3,9 milioni di euro.
Ma il punto più interessante non sono i pannelli.
È quello che succede dopo.
Il sindaco Antonio Del Duca (che per me dovrebbe essere studiato come best practice dell’amministrazione pubblica italiana) ha spiegato che gli utili dell’attività sono stati reinvestiti per mantenere servizi essenziali e riqualificare strutture e luoghi storici. La società, interamente comunale secondo quanto raccontato dall’amministrazione, è arrivata a occuparsi non soltanto dell’impianto fotovoltaico, ma anche del distributore di carburanti e di un frutteto di tre ettari dedicato alla Mela Rosa dei Monti Sibillini.
Quindi l’energia produce una risorsa. La risorsa genera valore. E quel valore torna, almeno in parte, al paese sotto forma di servizi.
Che è esattamente uno dei concetti più belli contenuti nell’articolo di VITA: il territorio produce una risorsa, la comunità la governa e parte del valore generato ritorna alla comunità sotto forma di servizio.
Il Comune che si costruì anche il distributore
Poi accade un’altra cosa.
Chiude l’unico distributore privato del paese.
Invece di accettare che per fare benzina si debba andare altrove, il Comune ne realizza uno. Nel 2019 Cronache Picene raccontava che il distributore attirava persino utenti dai centri vicini. Nello stesso articolo si parlava dei 3.000 alberi di Mela Rosa piantati dal Comune e del fotovoltaico come parte di quella singolare idea di “Comune-azienda”.
Nel 2026 la partecipata ha deliberato la cessione del ramo relativo al distributore: quindi il modello non deve essere mitizzato né considerato immutabile. Anche le soluzioni pubbliche devono essere valutate, cambiate e, quando serve, superate.
Ma rimane straordinariamente attuale il principio che lo fece nascere: se un servizio è indispensabile alla vita di una comunità ma non è abbastanza redditizio per il mercato, bisogna almeno chiedersi se esista un altro modo per mantenerlo.
Non è molto diverso dal caso con il quale VITA apre il suo articolo.
Poi la farmacia. La piscina. L’area camper. La Mela Rosa
La stessa logica riappare altrove.
Quando la farmacia rimane chiusa per circa un anno, viene riaperta come farmacia comunale. Il sindaco la definisce un servizio fondamentale in un piccolo centro con una popolazione anziana.
C’è una piscina comunale che, al di là dell’apparenza quasi eccentrica per un Comune così piccolo, diventa anche un servizio aggiuntivo per le strutture ricettive che non ne dispongono. C’è un’area camper con dieci postazioni, elettricità, Wi-Fi, area giochi e altri servizi. Ci sono le e-bike. Ci sono due musei e il patrimonio storico. E c’è soprattutto quella Mela Rosa dei Monti Sibillini che da prodotto agricolo è diventata identità, racconto e pezzo dell’economia locale.
Aggiungo… visto che ne sono stato utente assiduo, c’è anche la buonissima ‘acqua del sindaco’ gratis.
Non tutto sarà perfetto. Non tutte le iniziative avranno avuto lo stesso successo. E sarebbe sbagliato trasformare Montedinove nella favola del piccolo borgo dove qualsiasi cosa funziona.
È molto più interessante considerarla un laboratorio.
Perché continua a provare.
Un incentivo riguarda una minoranza. Un servizio è per tutti
Ed è qui che, per me, il ragionamento diventa molto più ampio di Montedinove.
Negli ultimi anni abbiamo visto decine di programmi pensati per “salvare” o “ripopolare” i piccoli Comuni: denaro per trasferirsi, agevolazioni per determinate categorie, bonus per comprare o ristrutturare una casa, bandi riservati a questo o quel profilo.
Alcuni hanno senso. Alcuni possono produrre risultati.
Ma un incentivo non è una strategia sostenibile di rigenerazione.
Per definizione seleziona qualcuno: chi ha una certa età, un certo reddito, una determinata professione, chi arriva entro una certa data, chi compra quella casa oppure apre quella specifica attività.
Un servizio funziona esattamente al contrario.
Una farmacia serve a chi è nato lì ottant’anni fa e alla famiglia arrivata ieri. Una buona connessione serve allo studente, all’impresa locale e alla persona che lavora per una società di Londra. Uno spazio nel quale lavorare e incontrarsi serve all’abitante e al nuovo residente. Una piscina, un museo, un sentiero mantenuto, un bar, una mobilità decente, un sistema di accoglienza, una rete digitale, un distributore, quando serve, aumentano la qualità del luogo per tutti.
E soprattutto rimangono.
Un bonus può convincerti ad arrivare.
I servizi possono convincerti a restare.
Nel frattempo Montedinove continua a fare cose
Anche per questo sarebbe sbagliato raccontare Montedinove soltanto attraverso ciò che fece quindici anni fa.
Con Amandola e Rotella sta concludendo Sibillini Romantici, progetto di rigenerazione che lavora sul recupero e la rifunzionalizzazione degli immobili, sul patrimonio culturale, sui nuovi spazi di socialità, sulla Strada Romantica dei Sibillini e sull’attrattività residenziale, turistica e imprenditoriale. Il programma ha finanziato nell’area 42 progetti d’impresa, attivando oltre 3,5 milioni di euro di investimenti.
Nel 2026 si è lavorato sulla formazione di operatori e cittadini in accoglienza, marketing e inglese, ma soprattutto sul rafforzamento delle competenze locali: una delle cose meno spettacolari da fotografare e probabilmente una delle più importanti da lasciare dopo che un finanziamento è terminato.
È nato un Centro Studi Storico-Artistici per organizzare e valorizzare l’archivio e il patrimonio locale.
I tre Comuni stanno inoltre lavorando alla costituzione di una Destination Management Organization pubblico-privata, cercando quindi di costruire una struttura destinata a sopravvivere al singolo progetto e nella quale coinvolgere imprese, commercio, artigianato, agricoltura e operatori turistici.
Montedinove è poi capofila con Montalto delle Marche e Carassai di Paesaggi del Buon-Essere, un progetto da un milione di euro che mette insieme cultura, natura, enogastronomia, imprese e turismo durante tutto l’anno. A Montedinove è previsto, tra l’altro, l’allestimento di uno spazio wellness nell’ex convento delle Clarisse e un percorso multisensoriale dedicato al paesaggio della Valdaso.
E sta lavorando sui servizi digitali: una PWA turistica, tour virtuali, banca dati territoriale integrata, strumenti per gli operatori economici e contenuti digitali collegati al Digital Hub Marche.
Insomma: non soltanto case.
Servizi, competenze, luoghi, imprese, strumenti, connessioni.
Ed è anche per questo che a settembre torniamo qui
Ai primi di settembre riprenderemo, finalmente (dopo quasi due anni di progettazione - purtroppo non tutto è velocissimo), uno dei nostri progetti a Montedinove.
Ci auguriamo che questa nuova fase possa portarci, insieme, ad accompagnare altre tre o quattro famiglie verso il paese.
E anche questa volta non vorremmo che il progetto si riducesse alla cosa apparentemente più semplice da raccontare: trovare alcune belle case a persone che arrivano da lontano.
Le case contano, naturalmente.
Ma vengono dopo.
Quello che ci interessa è contribuire a creare e utilizzare servizi e spazi belli, spettacolari quando possono esserlo, ma soprattutto utili: per lavorare, incontrarsi, accogliere, vivere per qualche settimana o per anni. Luoghi capaci di essere usati da chi arriva da altre parti delle Marche come da cittadini che arrivano da altri Paesi, senza costruire una piccola enclave di stranieri separata dal paese che li ospita.
Perché la cosa che ci aveva colpito di Montedinove fin dall’inizio è proprio questa: pur essendo minuscola, non sembra un luogo nel quale manca tutto.
Ha conservato o costruito una sorprendente quantità di servizi. Ha una storia e un’identità fortissime. Ha un territorio agricolo vivo. Ha un patrimonio culturale sproporzionato rispetto alle sue dimensioni. E dal colle sul quale sorge si guarda contemporaneamente verso il mare Adriatico e verso i Sibillini. Lo stesso portale territoriale la presenta come il “balcone dei Sibillini”, con un panorama che corre dall’Adriatico alla montagna.
È abbastanza piccola da permettere ancora alle persone di conoscersi.
Ma non così isolata da rendere impossibile immaginare una vita contemporanea.
Ed è probabilmente questa combinazione che la rende, per noi, così interessante.
Non portare persone nei borghi. Rendere i borghi luoghi nei quali le persone vogliono vivere
Nell’articolo di VITA, Xilo dice una cosa che mi piacerebbe diventasse quasi un principio di lavoro: «I piccoli numeri obbligano ad adottare scelte non standard e nuove soluzioni».
Forse abbiamo passato troppo tempo a considerare quei piccoli numeri esclusivamente come un handicap.
Pochi abitanti. Pochi clienti. Pochi bambini. Poche imprese. Pochi soldi.
E se invece, almeno in alcuni casi, quella scala permettesse di sperimentare più velocemente? Di vedere immediatamente se qualcosa funziona? Di costruire relazioni tra pubblico, privato, residenti e nuovi abitanti che in una città di centomila persone sarebbero quasi impossibili?
La rigenerazione delle aree interne non può essere una gigantesca operazione immobiliare mascherata da politica territoriale. E non può neppure ridursi alla ricerca del bonus abbastanza alto da convincere qualcuno a cambiare CAP.
Prima vengono le ragioni per vivere in un posto.
Poi arrivano le persone.
E forse Montedinove, in questi anni, ci sta insegnando proprio questo.
A settembre ripartiamo da lì.
Una piccola confessione a VITA
E qui devo chiedere perdono agli amici di VITA. Per la grafica che accompagna questo articolo ho preso in prestito la loro bellissima scritta - “Benvenuti nei piccoli comuni: quando mancano i servizi, si aguzza l’ingegno” - ma mi sono permesso di metterla sotto una fotografia di Montedinove.
Il titolo è loro. La foto è Montedinove. L’abuso creativo è tutto mio.
Ma dopo aver letto il loro articolo e aver trovato proprio Montedinove tra gli esempi, resistere era francamente troppo difficile.
Leggi l’articolo originale di Daria Capitani su VITA
Per chi vuole andare oltre: le fonti e le cose che Montedinove sta facendo
VITA — Benvenuti nei piccoli comuni: quando mancano i servizi, si aguzza l’ingegno
Gazzetta Ufficiale — la gara del 2010 per l’impianto fotovoltaico di Montedinove Energia e Futuro
Cronache Picene — Dalle mele all’energia elettrica: il “Comune-azienda”
L’Ancora — fotovoltaico, farmacia, piscina, distributore e Mela Rosa
Ministero della Cultura — il progetto Sibillini Romantici e i risultati
Ministero della Cultura — competenze e formazione nei Sibillini Romantici nel 2026
Ministero della Cultura — il nuovo Centro Studi di Montedinove
Comune di Rotella — costituzione della DMO Sibillini Romantici con Amandola e Montedinove
Comune di Montedinove — servizi digitali integrati, PWA e strumenti per gli operatori
Regione Marche — Paesaggi del Buon-Essere, Montedinove capofila
Portale turistico di Montedinove — piscina, area camper, e-bike e servizi
Sibillini Romantici — il progetto territoriale e la Strada Romantica dei Sibillini



