Una 'portineria' al servizio di tutta la comunità
Oggi a Caldana abbiamo incontrato un piccolo esperimento che ci è piaciuto molto
Oggi siamo stati a Caldana, in Maremma, e abbiamo incontrato le persone che stanno facendo vivere la Portineria del Borgo. Una realtà piccola, ancora da osservare e sicuramente non perfetta, ma che ci ha colpito perché parte da una domanda molto concreta: che cosa serve perché un paese continui a essere una comunità nella quale si possa davvero vivere?
Ad agosto la risposta sembra quasi facile. Caldana oggi era ancora nel fermento del dopo-sagra, c’erano persone in giro e quella vitalità estiva che rende irresistibili tanti piccoli paesi italiani. Il test vero, però, arriva qualche mese dopo. Come si sta qui a ottobre? E a novembre? Si può decidere di trascorrere qualche mese in paese, continuare a lavorare - anche da remoto - e avere intorno abbastanza servizi da non dover scaldarsi bruciando i mobili della nonna e affrontare l’inverno avvolti in una pelle di cinghiale?
Battute a parte, è esattamente qui che la Portineria ci è sembrata interessante.
Perché non nasce semplicemente come un ufficio turistico e nemmeno come uno spazio pensato solo per chi arriva da fuori. Parte dai servizi alla cittadinanza. Assistenza per prenotazioni sanitarie, referti, certificati, Fascicolo Sanitario Elettronico, SPID e applicazioni sanitarie; supporto con alcuni servizi digitali e controlli di base come pressione, glicemia, saturazione, elettrocardiogramma, peso e BMI.
Poi il raggio si allarga. Accoglienza e informazione, supporto per chi vuole valorizzare una proprietà, formazione, accompagnamento alla creazione di impresa e ai bandi, orientamento al lavoro. E ancora servizi molto meno glamour ma indispensabili quando in un posto bisogna viverci davvero: pulizie, lavori, trasporti, traslochi, logistica e manutenzione.
Presi singolarmente non c’è quasi nulla di rivoluzionario. La cosa intelligente è averli messi insieme e aver dato loro una porta alla quale bussare.
È un tema che con ITS ITALY incontriamo continuamente.
Quando si parla di rigenerazione e ripopolamento dei piccoli paesi, troppo spesso si parte dalla fine: dobbiamo trovare nuovi residenti, dobbiamo riportare persone, dobbiamo recuperare gli immobili vuoti, dobbiamo attirare investimenti. Tutto giusto. Ma perché qualcuno dovrebbe decidere di vivere per alcuni mesi o per gran parte dell’anno in un paese nel quale ogni esigenza quotidiana diventa un’impresa?
Più lavoriamo nei piccoli centri italiani, più ci sembra evidente che il percorso possa essere esattamente l’opposto. Prima rendere più semplice la vita della comunità che già esiste. Poi creare le condizioni perché altri abbiano voglia di entrarne a far parte.
È questo che ci è piaciuto dell’esperimento di Caldana.
Una persona anziana che ha difficoltà con un servizio digitale ha un riferimento. Una famiglia che deve risolvere una piccola necessità quotidiana può sapere da dove cominciare. Chi vuole provare a creare un’attività trova qualcuno con cui confrontarsi. Chi possiede una casa può trovare indicazioni e servizi. Chi arriva da fuori non deve necessariamente passare settimane a ricostruire da zero la mappa delle persone, delle competenze e delle possibilità esistenti sul territorio.
E quando tutto questo comincia a funzionare, si produce anche economia.
Una casa che torna abitata richiede manutenzione. Chi vi trascorre alcuni mesi compra, utilizza servizi, chiama artigiani e professionisti, frequenta attività locali. Qualcuno può trovare conveniente aprire una nuova impresa perché esiste una domanda che prima non c’era. Un immobile vuoto può tornare interessante perché il paese nel quale si trova è diventato più semplice da vivere.
Nuovi residenti e nuovi investimenti immobiliari, quindi, non necessariamente come punto di partenza della rigenerazione, ma come possibile conseguenza di una comunità che funziona meglio.
È una differenza che per noi conta molto.
Nel materiale della Portineria abbiamo trovato anche un’altra idea che condividiamo: non immaginare un sistema rigido, identico per sempre, ma qualcosa che cambia in funzione delle necessità reali del paese e delle persone che lo abitano. E forse proprio questo evita uno degli errori più frequenti nei progetti dedicati ai borghi: arrivare con una soluzione già confezionata e cercare poi il problema al quale applicarla.
Caldana naturalmente non dimostra ancora nulla. È un piccolo test. Alcuni servizi funzioneranno meglio di altri, alcune idee probabilmente cambieranno e sarà il tempo a dire quanto questo modello possa diventare stabile.
Ma è un indizio di qualcosa che si muove. E, nel suo piccolo, noi di ITS Italy lo troviamo geniale perché è intimamente legato a ciò che osserviamo e proviamo a fare ogni giorno nei paesi nei quali lavoriamo.
Per questo oggi, uscendo dalla Portineria, ci siamo fatti una domanda molto semplice: perché non provare qualcosa del genere anche in altri paesi?
Non una copia di Caldana. Ogni comunità ha esigenze diverse. In un luogo serviranno soprattutto servizi per la popolazione più anziana; in un altro assistenza per le case e la manutenzione; altrove uno spazio nel quale poter lavorare, incontrarsi, trovare formazione o mettere in contatto chi ha bisogno di un servizio con chi può offrirlo.
Il principio, però, potrebbe essere lo stesso: partire dalla cittadinanza e dalla vita quotidiana.
Nei vecchi palazzi la portineria non era soltanto il posto dove si lasciava un pacco. Era il punto dal quale si capiva immediatamente se un edificio funzionava, chi c’era, cosa succedeva, chi aveva bisogno di qualcosa e chi poteva dare una mano.
In un certo senso, la portineria è sempre stata il barometro della comunità.





